Nel mondo dell’automotive, la tecnologia sta assumendo un ruolo centrale. Un esempio recente è la nuova Xiaomi YU7, un SUV elettrico che segna una svolta per il mercato auto. Eppure, proprio tale vettura ha acceso un acceso dibattito, legato a una scelta tecnica ben precisa. Ovvero l’uso di un chip non progettato specificamente per un’auto. Si tratta del Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3, un componente ad alte prestazioni nato per smartphone e tablet. Anche se offre una potenza di calcolo elevata, è stato pensato per dispositivi che operano in ambienti controllati e con cicli di vita relativamente brevi. L’integrazione di tale chip nella Xiaomi YU7 ha sollevato perplessità sulla sua idoneità a sostenere le esigenze di un’auto.
Xiaomi: ecco i dubbi sul chip usato per la YU7
Li Fenggang, dirigente di FAW-Audi, ha chiarito le differenze sostanziali tra i chip consumer e quelli destinati all’automotive. Oltre alla resistenza a temperature estreme, polvere, urti e vibrazioni, i chip automobilistici devono garantire una durata operativa di almeno 10-15 anni e un tasso di difettosità estremamente basso. Al contrario, i chip consumer accettano tassi di guasto più alti, e sono concepiti per cicli di vita molto più brevi.
La questione si complica ulteriormente con il tema delle certificazioni. I chip destinati ai sistemi critici dell’auto devono superare test come l’AEC-Q100 e rispettare la normativa ISO 26262. Il chip Snapdragon 8 Gen 3, lanciato a fine 2023, è troppo recente per essere certificato secondo tali standard. Eppure, secondo quanto comunicato da Xiaomi, l’intero modulo che include il chip ha superato il test AEC-Q104, che valuta la stabilità e la resistenza dell’intero sistema elettronico.
Anche il professor Zhu Xichan, esperto della Tongji University, è intervenuto nella discussione, sottolineando che un veicolo moderno contiene circa 1.000 chip, ma non tutti sono soggetti alle stesse normative. Per i componenti non legati alla sicurezza funzionale, come l’infotainment, è possibile impiegare chip non completamente certificati. Purché superino test ambientali sufficientemente rigorosi.
