Non è stato un fulmine a ciel sereno, ma quando è arrivata la conferma, ha fatto comunque rumore. Con una lettera pubblicata su Truth Social e indirizzata direttamente a Ursula von der Leyen, Donald Trump ha ufficializzato quello che da settimane era nell’aria: a partire dal 1° agosto, gli Stati Uniti applicheranno dazi del 30% su tutte le importazioni dall’Unione Europea. Non i temutissimi 50% minacciati qualche mese fa, certo, ma comunque una mazzata che rischia di cambiare parecchio gli equilibri economici tra le due sponde dell’Atlantico.
Guerra commerciale USA-UE: l’industria hi-tech tra fuoco incrociato e rilocalizzazioni
Trump, nella sua solita maniera diretta e priva di sfumature, parla di squilibrio commerciale, di barriere da abbattere, e lancia un’offerta che in realtà suona più come un avvertimento: o venite a produrre da noi, oppure pagate. Il tono è quello classico delle “aperture” condizionate: le tariffe si possono anche ridurre, certo, ma solo se l’Europa spalanca i propri mercati e smette di giocare a protezionismo. In caso contrario? Si sale oltre il 30%. Come dire: o fate come diciamo noi, oppure…
La reazione di Bruxelles non si è fatta attendere. Von der Leyen ha parlato senza giri di parole di una misura “drastica”, capace di colpire duramente sia le imprese che i consumatori — da entrambe le parti dell’oceano. E mentre da un lato si dichiara la volontà di trovare un’intesa entro fine mese, dall’altro si affila già l’arma delle contromisure, nel caso la situazione degeneri davvero in una guerra commerciale.
Anche Palazzo Chigi ha preso posizione, scegliendo la via diplomatica ma ferma. La linea è chiara: si sostiene la Commissione europea nei negoziati, si punta tutto su un accordo “equo”, e si cerca di evitare che una crisi commerciale si sommi a un panorama internazionale già abbastanza complicato di suo.
Intanto, si corre ai ripari: è già stata convocata una riunione del Coreper per domani, con i rappresentanti permanenti dei 27 Paesi UE. Nessuno, al momento, sembra voler buttare benzina sul fuoco. Ma l’impressione è che, se nessuno farà un passo indietro, la scintilla sia già accesa.
