Su YouTube c’è tutto. Video tutorial, vlog, concerti, notizie, serie tv intere, e a volte… anche troppo. Può capitare, per esempio, che un film ancora in sala finisca caricato integralmente su un canale qualunque, nascosto in mezzo a milioni di altri contenuti. Qualcuno ci inciampa per caso, qualcun altro lo cerca apposta. In ogni caso, il risultato è sempre lo stesso: migliaia di visualizzazioni, commenti entusiasti e, ovviamente, pubblicità. E sì, perché anche i contenuti pirata su YouTube generano introiti. E nemmeno pochi.
YouTube sotto accusa: gli inserzionisti finanziano contenuti pirata?
Questa volta a far scoppiare il caso è stata Adalytics, una società che si occupa di analisi pubblicitarie. Indagando sull’efficacia delle campagne dei propri clienti, si è imbattuta in qualcosa di inaspettato: oltre 9.000 video che sembrano violare i diritti d’autore, alcuni con contenuti appena usciti al cinema o disponibili su piattaforme a pagamento. Uno su tutti? Il remake live-action di Lilo & Stitch, uscito a fine maggio e già visto illegalmente da più di 200.000 persone. Una beffa per Disney, che in quei click vede soldi che svaniscono.
Ma la questione non finisce qui. YouTube, da parte sua, si difende dicendo che il sistema di rilevamento dei contenuti — il famoso Content ID — è in grado di scovare e segnalare tutto ciò che somiglia anche lontanamente a un contenuto protetto. E in effetti funziona: nel solo ultimo anno ha identificato oltre due miliardi di video sospetti. Il punto è che, una volta segnalato il contenuto, tocca ai detentori dei diritti decidere se farlo rimuovere… o monetizzarlo. E quasi sempre scelgono la seconda opzione. In pratica, si incassa anche dalla pirateria. Paradossale? Un po’. Ma, a quanto pare, funziona: si parla di oltre 12 miliardi di dollari versati ai titolari dei diritti grazie a questo sistema.
Il problema però riguarda anche chi paga per farsi pubblicità. Molti inserzionisti si sono accorti che una parte non trascurabile del loro budget finiva su video che poi sparivano. Quando un contenuto viene rimosso, svaniscono anche tutti i dati legati alla campagna, lasciando gli sponsor senza alcuna idea di dove siano finiti i loro soldi o quali contenuti abbiano effettivamente sostenuto.
Ed è qui che si apre la vera crepa. YouTube si trova nel mezzo, stretto tra chi vuole visibilità e chi vuole proteggere i propri contenuti, mentre gli utenti continuano a cliccare, a guardare, a commentare. Intanto, la linea tra legale e illegale si fa ogni giorno un po’ più sfocata.
