Nel cuore più selvaggio dell’universo, là dove la materia si accende in vortici incandescenti e le leggi della fisica sembrano più elastiche che mai, ci sono delle vere e proprie celebrità cosmiche. No, non parliamo di galassie o di buchi neri – almeno, non ancora. Parliamo delle stelle supermassicce, quelle che nascono gigantesche, vivono in fretta e muoiono con un’esplosione che scuote tutto ciò che le circonda. Sono le rockstar dello spazio profondo, e come ogni buona rockstar, non se ne vanno in silenzio.
La fisica dietro le rockstar dello spazio: supernova, buchi neri e venti potenti
Un nuovo studio condotto da un team internazionale – con il contributo della ricercatrice Kendall Shepherd della SISSA di Trieste – ci racconta qualcosa di sorprendente su di loro. In particolare, su quanto siano impetuosi i loro “venti”: getti di materia sparati via dalla superficie a velocità che farebbero impallidire qualsiasi uragano terrestre. E questi venti, a quanto pare, potrebbero spiegare un mistero che da anni tiene svegli molti astrofisici: come fanno certe coppie di stelle massicce a non fondersi prima di diventare buchi neri?
Quando sulla Terra si rileva l’eco della fusione tra due buchi neri, la domanda sorge spontanea: come hanno fatto quei due mostri gravitazionali a restare separati abbastanza a lungo da collassare ognuno per conto proprio? I modelli dicevano che si sarebbero dovuti fondere molto prima. E invece, quei venti potenti potrebbero aver fatto proprio il contrario: spingerle a distanza di sicurezza, mantenendole separate il tempo necessario per la loro trasformazione.
La prova? Ce la offre una zona spettacolare del cielo: la Nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano. Lì brillano stelle rarissime, caldissime, decine di volte più massicce del Sole. E sono strane. Troppo compatte, troppo calde rispetto alle previsioni. Ma se si aggiorna il modello tenendo conto di venti stellari molto più intensi, tutto inizia ad avere senso. Quelle stelle perdono talmente tanta massa che non riescono a raffreddarsi. Restano incandescenti, al limite.
E il finale? Beh, è un’esplosione, come da copione. Una supernova che semina elementi pesanti nell’universo, lasciando in eredità buchi neri meno massicci di quanto ci si aspetterebbe. Un dettaglio che aiuta anche a spiegare perché i famosi “buchi neri di massa intermedia” sembrano così rari, almeno nei nostri telescopi.
Insomma, da una rockstar dell’universo ci si aspetta sempre qualcosa fuori dal comune. E queste stelle, a quanto pare, non deludono mai.
