Sul Pianeta Rosso le giornate scorrono in modo tutto loro, e Perseverance — il rover della NASA — sembra cavarsela sempre meglio. Non solo continua a esplorare, raccogliere dati e scattare foto spettacolari, ma riesce anche a battere i propri record. Il 19 giugno, per esempio, ha percorso ben 411 metri in un’unica sessione di guida autonoma. Su Marte, dove il terreno non è proprio una passeggiata, è un bel traguardo.
Come AutoNav cambia l’esplorazione su Marte
Questo è possibile grazie ad AutoNav, il suo sistema di guida indipendente. In pratica, Perseverance decide da solo che strada fare, analizzando il terreno in tempo reale. È una specie di rally marziano, ma senza pilota. Questo significa anche che gli ingegneri sulla Terra possono concentrarsi sulle analisi scientifiche senza dover dire al rover “gira a destra” o “vai più piano” a ogni metro.
Ma non è tutto un viaggio panoramico. A volte si ferma per studiare rocce che sembrano promettenti, come quella chiamata “Kenmore”. All’apparenza sembrava perfetta per prelevare un campione, ma si è rivelata più capricciosa del previsto: vibrava troppo e si sgretolava appena toccata. Nonostante le difficoltà, Perseverance è riuscito a grattarla quanto basta per capire cosa ci fosse sotto.
Il metodo è sempre lo stesso: prima una piccola abrasione, poi una bella soffiata di azoto grazie al gDRT — una specie di mini soffiatore ad alta precisione — che pulisce la superficie da polvere e detriti. Così gli strumenti scientifici possono fare il loro lavoro senza “interferenze”.
E ne è valsa la pena: Kenmore nascondeva minerali argillosi pieni d’acqua e un raro idrossido di manganese, mai trovato prima durante questa missione. Sono indizi importantissimi per capire la storia di Marte, ma anche per immaginare come, un giorno, potremmo viverci davvero. Non con sogni da film, ma con dati concreti, raccolti una roccia strana alla volta.
