L’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito medico non è cosa nuova ma i risultati periodicamente raggiunti rappresentano sempre qualcosa di molto interessante. Non lascia indifferenti, infatti, l’ultima soluzione annunciata da Google: AlphaGenome.
Il nuovo modello di intelligenza artificiale mira ad analizzare il genoma umano con l’obiettivo di offrire un contributo sostanziale alla ricerca, che potrà così sfruttare uno strumento sofisticato per lo studio dell‘impatto delle mutazioni genetiche.
AlpaGenome è l’IA di Google che supporta la ricerca sulle mutazioni genetiche
I vantaggi offerti da AlphaGenome, una delle più recenti novità rilasciate da Google, sono numerosi. I ricercatori avranno modo di effettuare e testare ipotesi in maniera rapida così da poter conoscere eventuali malattie genetiche non ancora abbastanza studiate; proporre nuovi risultati nel campo della biologia sintetica; ottenere nuova conoscenza riguardo la comprensione del genoma.
Lo strumento è stato considerato, infatti, una pietra miliare del settore, che potrebbe portare al raggiungimento di risultati importanti in un lasso di tempo decisamente ridotto rispetto a quelli che sono gli standard attuali. Nonostante ciò, Google precisa la presenza di alcuni limiti, tra cui l’incompleta capacità di catturare pattern specifici per cellule e tessuti, e la volontà di migliorarne le potenzialità nel futuro prossimo. Ogni ricercatore potrà comunque adattare il modello alla sua domanda di ricerca e l’utilizzo di nuovi dati di training potrà rendere lo strumento ancora più efficiente e utile anche per la conduzione di esperimenti riguardanti specie differenti.
Attualmente AlphaGenome è disponibile tramite API esclusivamente per scopi di ricerca, resta escluso per il momento l’utilizzo per motivi clinici diretti, che potrebbe comunque essere integrato prossimamente. Ad oggi si tratta comunque di un passo molto importante per la comunità scientifica, la quale, come sostenuto dal Dott. Caleb Lareau (Memorial Sloan Kettering Cancer Center), ha per la prima volta a disposizione “un unico modello che unifica contesto a lungo raggio, precisione di base e prestazioni all’avanguardia in un ampio spettro di attività genomiche”.
