La vicenda dello spyware Graphite si complica, e non poco. Al centro, ancora una volta, c’è il giornalista Francesco Cancellato e un’accusa che stavolta arriva dritta dritta da Israele. La società che ha creato il software, Paragon, ha deciso di rompere i rapporti commerciali con l’Italia, accusando il governo di aver evitato volontariamente una verifica che avrebbe potuto chiarire se il telefono di Cancellato fosse stato o meno spiato con il loro programma.
Chi ha spiato i giornalisti italiani? La domanda che Roma evita
La notizia, pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz, non è passata inosservata. Paragon sostiene di aver offerto al governo italiano una soluzione tecnica concreta per accertare eventuali abusi del loro spyware. Ma secondo l’azienda, Roma avrebbe fatto marcia indietro, scegliendo di non utilizzarla. Da qui la decisione, clamorosa, di chiudere ogni collaborazione.
La questione, però, è più sfumata di quanto sembri. Il Copasir, il comitato parlamentare che si occupa di servizi segreti, ha fatto sapere che alcune verifiche erano già state effettuate, anche se non risultano tracce dello spyware sul telefono di Cancellato. Ma ora Paragon rilancia: esisteva un altro modo per indagare, e non è stato seguito.
Nel frattempo, il governo Meloni continua a negare ogni coinvolgimento. Una recente commissione parlamentare ha confermato che Graphite è stato usato legalmente, con l’autorizzazione della magistratura, per monitorare tre attivisti legati a movimenti migratori. Nessuna prova, invece, che sia stato usato contro giornalisti.
Eppure, restano dubbi. Anche perché non si parla solo di Cancellato: c’è anche il caso di Ciro Pellegrino, collega di Fanpage, che ha ricevuto un avviso da Apple per una possibile compromissione del proprio dispositivo.
Nel frattempo, da oltreoceano, arriva un’altra conferma inquietante: secondo Meta e il centro di ricerca Citizen Lab, Graphite è stato usato per colpire almeno 100 tra giornalisti e attivisti nel mondo. Cancellato è stato uno dei primi ad essere allertati. Ma se davvero l’Italia non c’entra, la domanda resta sospesa: chi ha spiato un giornalista italiano usando uno spyware militare?
Paragon, ora di proprietà di un fondo statunitense, ha dichiarato di essere disposta a collaborare con la magistratura italiana, se ci sarà una richiesta formale. Un gesto che potrebbe aprire una nuova fase nelle indagini avviate a Roma e Napoli.
Intanto, però, resta un vuoto pesante. Cancellato lo dice chiaramente: “Non mi hanno detto chi è stato. Se non è stata l’Italia, allora qualcun altro ha spiato noi giornalisti italiani. E questo dovrebbe preoccuparci tutti”.
