Le pale eoliche rappresentano uno dei pilastri della transizione energetica, ma portano con sé un problema che esiste da decenni e che spesso passa in secondo piano: la mortalità degli uccelli. Negli Stati Uniti e in Canada, le turbine uccidono circa 368.000 uccelli ogni anno. In Europa i dati sono più frammentari e variano molto da paese a paese. In Germania, ad esempio, le stime parlano di una mortalità compresa tra 100.000 e 250.000 uccelli all’anno. Invece, SEO/BirdLife stima che nel continente muoiano tra 1,2 e 4,6 milioni di uccelli ogni anno (dati del 2023). Numeri che fanno riflettere, soprattutto considerando che l’espansione dell’energia eolica non accenna a rallentare.
Ecco perché la vera sfida, a questo punto, non è se installare nuove turbine, ma come ridurre al minimo queste morti. Un gruppo di ricerca dell’Università di Helsinki e dell’Università di Exeter ha pubblicato una proposta che suona quasi troppo semplice per essere vera. Dipingere le pale con i colori tipici degli animali velenosi, sfruttando uno dei principi più consolidati della biologia evolutiva.
Pale eoliche dipinte come serpenti: cosa è stato scoperto
Il team di ricerca ha esposto degli uccelli a video di turbine in rotazione con quattro diversi schemi di colore: bianco standard, una pala nera, strisce rosso e bianco, e un pattern biomimetico rosso, nero e giallo ispirato ai serpenti corallo e alle rane freccia. Il risultato è stato netto. Gli uccelli hanno evitato sistematicamente le pale con il pattern biomimetico, avvicinandosi invece molto di più a quelle bianche.
L’aspetto davvero interessante è il motivo per cui funziona. Non è stato necessario che gli uccelli imparassero ad associare quei colori al pericolo durante l’esperimento: avevano già quella “lezione” scritta nel proprio sistema nervoso. Si chiama aposematismo, ed è l’esatto opposto del mimetismo, segnalare il pericolo attraverso colori vivaci. È un meccanismo documentato da quasi due secoli e la combinazione rosso, nero e giallo è universalmente riconosciuta come segnale di tossicità tra i vertebrati. Quello che i ricercatori hanno fatto, in pratica, è stato trasferire questa segnaletica evolutiva su un’enorme struttura di acciaio.
L’Istituto per le Energie Rinnovabili degli Stati Uniti calcola che, per ogni megawatt installato, le turbine uccidono tra due e sei uccelli e tra quattro e sette pipistrelli. Cifre che sembrano piccole prese singolarmente, ma che a scala globale diventano enormi: la capacità eolica mondiale supera ormai i 1.000 GW installati. Se poi la soluzione è qualcosa di tanto economico quanto cambiare il colore della vernice, il rapporto costo/beneficio in termini di conservazione diventa difficile da ignorare. E lo diventa ancora di più quando la specie coinvolta ha una popolazione ridotta.
Funziona in laboratorio, ma il campo aperto è tutta un’altra storia
Non è nemmeno il primo tentativo in questa direzione. Esiste una ricerca precedente condotta in Norvegia, dove si era provato a dipingere una pala di nero per rompere l’illusione ottica del “buco immobile” che le turbine eoliche creano ruotando, con risultati già promettenti. Questo nuovo studio fa un passo avanti perché non si limita a rendere le pale più visibili, ma sfrutta attivamente la percezione del pericolo negli uccelli.
Va detto che gli uccelli elaborano il colore in modo radicalmente diverso dagli esseri umani. Possiedono quattro tipi di fotorecettori anziché tre, il che conferisce loro una visione tetracromatica e la capacità di percepire l’ultravioletto. In parole povere apprezzano i contrasti molto meglio di noi, e per questo le segnalazioni aposematiche risultano per loro straordinariamente evidenti. Per l’esperimento sono stati utilizzati schermi tattili progettati appositamente per gli uccelli, che interagivano avvicinandosi o allontanandosi dagli stimoli, permettendo di quantificare con precisione il comportamento davanti a ogni schema cromatico. Il pattern biomimetico è risultato il più evitato in assoluto.
C’è però un limite importante che lo stesso team di ricerca riconosce apertamente nel paper. Tutte le prove sono state condotte in laboratorio, con uccelli davanti a schermi, non con aerogeneratori reali in campo aperto. La distanza di percezione, l’angolo di avvicinamento, la velocità di volo e le condizioni meteorologiche sono variabili che l’esperimento non riesce a replicare. Portare tutto questo nel mondo reale potrebbe riservare sorprese ben diverse. Inoltre, lo studio ha coinvolto un numero limitato di specie, e le risposte aposematiche dipendono dalla storia evolutiva di ciascun gruppo e dalla coevoluzione con specie pericolose presenti nel proprio territorio. Quello che funziona per uccelli stanziali di una determinata zona potrebbe risultare del tutto inutile per rapaci migratori o per specie colpite in parchi eolici specifici.
