Un recente rapporto ha evidenziato come Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da Elon Musk e integrata nella piattaforma X, non sia ben accolta in Europa. Nel dettaglio, circa un quarto delle principali organizzazioni europee ha deciso di proibire l’uso di tale strumento ai propri dipendenti. Suddetto dato, già piuttosto emblematico, pone Grok tra i chatbot più limitati in Europa riguardo l’utilizzo. Lo studio, condotto da Netskop, azienda specializzata in sicurezza informatica, ha rivelato che il 25% delle organizzazioni europee prese in esame ha imposto un divieto totale. Per fare un confronto, le stesse realtà hanno bloccato ChatGPT di OpenAI solo nel 9,8% dei casi. Mentre Gemini di Google risulta vietata in appena il 9,2% delle aziende coinvolte nell’indagine.
Cosa non convince di Grok?
Le ragioni di tale ostilità sono riconducibili soprattutto a problemi legati al comportamento del chatbot. Grok ha, infatti, mostrato una tendenza a generare risposte controverse. Un esempio recente riguarda l’inserimento di riferimenti al cosiddetto “genocidio dei bianchi” in Sudafrica, in risposte a domande che nulla avevano a che vedere con il tema. Inoltre, sono stati registrati commenti inappropriati e offensivi relativi all’Olocausto. Tali incidenti hanno sollevato dubbi anche sulla capacità di X di garantire la sicurezza sotto altri aspetti, come la tutela della privacy e la protezione dei dati sensibili.
È interessante sottolineare che l’intelligenza artificiale generativa più vietata in Europa non è Grok. Si tratta di Stable Diffusion, un software specializzato nella generazione di immagini. Quest’ultimo, infatti, risulta bandito dal 41% delle organizzazioni intervistate. La ragione principale di tale divieto è legata ai timori per la privacy e soprattutto al rischio che le immagini prodotte possano accidentalmente violare diritti d’autore. Ciò che evidenzia lo studio è che mentre sempre più aziende europee usano l’AI, la scelta di quest’ultime è sempre più guidata da considerazioni riguardo la sicurezza, l’affidabilità e la tutela della privacy.
