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Dalla Cina nuove misure contro i limiti imposti dagli USA
Sul fronte di Baidu, la strategia si è articolata intorno al concetto di “Full-Stack”. Si tratta di un ecosistema integrato che spazia dall’infrastruttura cloud alla piattaforma di AI fino alle applicazioni utente. Gestendo in proprio ogni livello della catena tecnologica, il colosso di Pechino è riuscito a massimizzare l’efficienza delle risorse disponibili. Ed anche di ridurre la propria dipendenza dalle forniture estere di chip.
Ma la risposta più strategica a lungo termine arriva dagli investimenti nello sviluppo domestico di semiconduttori. Huawei, che già aveva subito il primo round di sanzioni ha intensificato il proprio impegno nella progettazione di chip AI nativi. SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corporation) e altre fonderie nazionali stanno lavorando per colmare il gap con Intel, TSMC e Samsung, cercando di portare le proprie linee produttive a nodi tecnologici più avanzati.
Un simbolo tangibile di questa spinta verso l’autosufficienza è il modello DeepSeek. Il suo debutto di successo dimostra che, anche in assenza dei processori USA più sofisticati, le aziende cinesi possono dar vita a prodotti competitivi. Ciò grazie a un mix di ottimizzazione software, design hardware locale e know-how accumulato nel tempo.










