La Cina sta integrando DeepSeek, un avanzato sistema di intelligenza artificiale, nelle sue operazioni di pianificazione militare. Stando alle fonti che avrebbero riferito la notizia, si tratta di uno strumento con una capacità di elaborazione eccezionale, con la possibilità di elaborare più di 3500 volte in termini di rapidità quello che riesce a fare una squadra di uomini esperti in guerra. Bastano infatti meno di 50 secondi per generare fino a 10.000 simulazioni. Tutto ciò in realtà richiederebbe agli umani più di due giorni interi. L’adozione di DeepSeek rappresenta un passo deciso verso una guerra algoritmica, in cui la velocità decisionale diventa un vantaggio tattico fondamentale.
Un trend globale: anche USA, Israele ed Europa investono nell’AI bellica
La Cina non è sola in questa corsa all’AI militare. Gli Stati Uniti stanno testando Thunderforge, una piattaforma sviluppata in collaborazione con Microsoft, Google e Scale AI. Il sistema, parte dell’iniziativa JADC2, è progettato per coordinare le informazioni tra le diverse forze armate statunitensi attraverso una rete intelligente e reattiva.
Anche Israele si muove nella stessa direzione con il sistema Habsora, in grado di identificare centinaia di obiettivi militari al giorno grazie a una rete neurale supervisionata. In Europa, il focus è più ampio: si va dalla guerra elettronica ai droni autonomi, come quelli annunciati dalla tedesca Helsing, pensati per missioni sottomarine di lunga durata.
Nel frattempo, la NATO sperimenta software predittivi come quelli sviluppati da SensusQ in Estonia, in grado di anticipare possibili minacce con mesi di anticipo.
Crescono le pressioni per un controllo etico globale
L’utilizzo di questi strumenti solleva però interrogativi etici importanti. Il 12 maggio, le Nazioni Unite hanno riaperto il confronto su un possibile trattato multilaterale per regolamentare l’uso dell’AI in ambito bellico. Al momento, però, le principali potenze – tra cui Stati Uniti, Cina, India e Russia – preferiscono mantenere il controllo delle proprie tecnologie, evitando vincoli internazionali.
Gli Stati Uniti hanno lanciato una Dichiarazione Politica per promuovere l’uso responsabile dell’AI militare, mentre l’Australia ha avviato una revisione continua delle implicazioni legali ed etiche. Ma un accordo vincolante appare ancora lontano, mentre la corsa globale all’intelligenza artificiale militare continua a ritmo serrato.
