Space X ci ha riprovato, innalzandosi nel cielo sopra la base Starbase in Texas. Il volo di prova numero nove, Flight 9, carico di aspettative e innovazioni, non è andato esattamente come previsto. Il booster Super Heavy, già usato nel test precedente, ha raggiunto l’orbita ancora una volta grazie ai suoi 33 motori Raptor, di cui solo quattro sostituiti dopo il volo 7. Il razzo ha lasciato la rampa con una precisione, un’uscita perfetta in direzione delle stelle. Sembrava il preludio di un successo pieno.
La gioia però è durata esattamente sei minuti e venti secondi. Poco dopo l’avvio della manovra di rientro, il booster è esploso nel cielo sopra il Golfo del Messico, tradendo ogni tentativo di splashdown. Nessun recupero, solo detriti incandescenti. Eppure il volo aveva già segnato un traguardo importante per Space X: per la prima volta un Super Heavy usato era tornato in volo. Nello spazio, intanto, lo stadio superiore, la Ship, continuava la sua corsa ed ha raggiunto una traiettoria suborbitale sopra l’Atlantico, superando i limiti dei test passati. I progressi erano evidenti, eppure qualcosa è andato storto. Un problema nel serbatoio, pare, ha fatto perdere il controllo dell’assetto. Era previsto il rilascio di otto prototipi di Starlink, ma tutto è saltato dopo il fallimento.
Rotazione fatale per il razzo Space X e fuoco sull’oceano
Durante il rientro, la Ship ha iniziato a ruotare. Il fuoco ha preso il sopravvento. Sopra l’Oceano Indiano, ogni speranza è svanita. Il razzo si è distrutto nell’atmosfera, lasciando dietro sé solo fumo e dati. Eppure non tutto è andato perduto. A bordo si sono testate nuove piastrelle termiche, alcune con raffreddamento attivo, strumenti fondamentali per future missioni. Elon Musk, patrono di Space X, ha confermato l’origine del disastro: perdita di pressione nel serbatoio principale. Il magnate ha parlato di grandi miglioramenti ed ha poi promesso nuovi test entro poche settimane. Cosa accadrà al prossimo volo? Il sogno continua.
