Sì, hai capito bene. Mentre tutti parlano di razzi, viaggi su Marte e basi lunari, qualcuno sta lavorando — con successo — su qualcosa di forse ancora più fondamentale: l’energia. Perché diciamolo, senza energia affidabile, anche il robot più intelligente o il lander più costoso diventa un rottame spaziale. Ed è qui che entra in gioco la nuova collaborazione tra NASA e l’Università di Leicester.
Un generatore nucleare rivoluzionerà l’energia per le missioni interplanetarie
In poche parole? Hanno appena testato, per la prima volta al mondo, un prototipo di generatore nucleare che usa americio-241. È un isotopo radioattivo che non suona molto sexy, lo ammettiamo, ma che potrebbe cambiare il futuro delle missioni nello spazio profondo. Perché? Perché viene ricavato da scarti di combustibile nucleare già utilizzato e costa un quinto rispetto al plutonio-238, che finora era il re incontrastato del settore.
Il cuore del sistema unisce due competenze di altissimo livello: da una parte, Leicester ha fornito dei simulatori della sorgente di calore a base di americio, dall’altra la NASA ha messo sul tavolo i suoi convertitori Stirling — dei piccoli motori che trasformano il calore in elettricità in modo super efficiente. Il test ha usato dei simulatori riscaldati elettricamente (quindi niente radioattività vera per ora), e il risultato è stato un successo completo: il sistema funziona. E bene.
E non è tutto: anche se uno dei convertitori smette di funzionare, il sistema va avanti lo stesso. Un bel respiro di sollievo per chi lavora su missioni che dureranno decenni e non prevedono il “torno subito” per fare manutenzione.
Il supporto economico è arrivato dalla UK Space Agency e dalla stessa NASA, che ha creduto fin da subito nel potenziale dell’americio. E considerando quanto è difficile portare energia nelle zone buie del nostro sistema solare, questa potrebbe davvero essere una svolta.
Insomma, mentre il mondo guarda alle stelle, c’è chi sta lavorando sodo per assicurarci che — ovunque andremo — le luci rimangano accese.
