La funzione che permette di usare AirDrop su Android sta per arrivare su un numero decisamente più ampio di dispositivi. Google, durante il The Android Show 2026, ha presentato una valanga di novità per il proprio sistema operativo, ma tra gli annunci principali si è infilata anche questa notizia che merita attenzione a parte. Perché definirla “secondaria” sarebbe davvero ingiusto: la possibilità di scambiare file tra Android e dispositivi Apple senza app di terze parti è una di quelle cose che cambiano la quotidianità di chi usa lo smartphone ogni giorno.
Qualche mese fa Google era riuscita, lavorando in totale autonomia e senza alcuna collaborazione da parte di Apple, a sviluppare una soluzione software del tutto legittima per sfruttare il protocollo AirDrop anche dal mondo Android. Lo strumento scelto è stato Quick Share nella sua versione “universale”, capace di inviare e ricevere contenuti verso iPhone e altri prodotti Apple. Inizialmente la funzione era rimasta un’esclusiva dei Pixel per diversi mesi, poi si era estesa a un gruppo ristretto di Galaxy di Samsung e successivamente ad alcuni modelli di punta di altri produttori, tra cui Oppo.
Quali smartphone riceveranno il supporto e quando
Con l’ultimo annuncio, Google ha confermato l’intenzione di accelerare parecchio sul fronte della compatibilità. Un elenco aggiornato di dispositivi che riceveranno presto la feature è stato reso noto, anche se non sono state comunicate tempistiche precise. L’indicazione generale è che dovrebbe volerci al massimo qualche settimana perché il rollout raggiunga tutti i modelli coinvolti. Una buona notizia per chi aspettava da tempo la possibilità di sfruttare AirDrop su Android senza dover possedere per forza un top di gamma di ultima generazione.
C’è però un aspetto che vale la pena conoscere, e che potrebbe smorzare un po’ l’entusiasmo. A quanto pare, un supporto universale e senza limitazioni per questa funzione potrebbe non arrivare mai. Il motivo non è solo software: servono componenti hardware compatibili con determinati protocolli di rete, in particolare per quanto riguarda il SoC, il modem e il modulo di connettività a corto raggio. Questo significa che molti smartphone economici o di fascia media resteranno probabilmente sempre esclusi dal giro. Al contrario, alcuni flagship più datati potrebbero risultare compatibili grazie a piattaforme hardware più evolute, pensate fin dall’inizio per gestire quel tipo di comunicazione wireless.
Un passo avanti importante, ma con dei limiti strutturali
La questione è interessante anche da un punto di vista tecnico. Il protocollo su cui si basa AirDrop richiede un supporto specifico a livello di chipset per la rete wireless a corto raggio, noto come AWDL. Non tutti i dispositivi Android integrano questo tipo di compatibilità, soprattutto quelli che montano hardware progettato per contenere i costi. E non si tratta di qualcosa risolvibile con un semplice aggiornamento software: è proprio una questione di architettura del chip. Chi possiede un dispositivo con processore di fascia alta, anche se non recentissimo, ha buone probabilità di rientrare tra i compatibili. Chi invece utilizza un modello di fascia bassa o media dovrebbe aspettarsi di restare fuori dalla lista, almeno per il momento.
L’ampliamento della compatibilità di Quick Share universale resta comunque un segnale forte della direzione che Google vuole dare all’ecosistema Android. Portare AirDrop su Android in modo nativo, senza che Apple abbia dovuto muovere un dito, è stato un risultato notevole. Ora l’obiettivo è far sì che questa possibilità raggiunga il maggior numero possibile di utenti, nei limiti imposti dall’hardware già presente nei dispositivi in circolazione.
