Tenersi parte del fatturato senza doverlo condividere con Microsoft come ora sarebbe il primo obiettivo da parte di OpenAI. L’azienda, madre di ChatGPT, vede infatti tra i suoi principali investitori proprio il colosso di Redmond. La volontà è quella di tagliare una percentuale fino al 20% destinata ai partner entro i prossimi 5 anni e dunque entro il 2030.
Perché OpenAI vuole pagare meno a Microsoft
OpenAI al momento offre una percentuale significativa a Microsoft: c’è uno scambio in atto in quanto la società che lavora sull’intelligenze artificiale richiede accesso alla potenza di calcolo di Azure. Da una parte questa collaborazione è stata vitale per OpenAI ma ora l’obiettivo è quello di ammortizzare qualche costo.
In realtà il discorso è molto più ampio in quanto la società sta attraversando un periodo di riorganizzazione: OpenAI ha infatti deciso di trasformare la sua divisione for-profit in una Public Benefit Corporation (PBC). Questo nuovo assetto, secondo i vertici dell’azienda, dovrebbe garantire maggiore flessibilità finanziaria e trasparenza, consentendo anche di destinare più risorse a ricerca e sviluppo.
Il quesito sulla decisione di Microsoft
Non è ancora chiaro se Microsoft accetterà questa riduzione della percentuale di guadagno. Finora, il colosso di Redmond ha investito miliardi di dollari in OpenAI, ottenendo in cambio diritti esclusivi sulle API di Azure e sulla tecnologia AI sviluppata dalla società. Ridurre la quota di revenue potrebbe avere un impatto sui profitti previsti.
Secondo alcune fonti di Bloomberg, Microsoft starebbe ancora valutando la nuova struttura societaria di OpenAI per capire se rappresenti un rischio per i fondi già investiti e per i diritti acquisiti. Non ci sono ancora commenti ufficiali da parte delle due aziende.
Cosa significa per OpenAI
Se OpenAI riuscirà a ridurre al 10% la quota di fatturato destinata ai partner, potrà liberare risorse economiche importanti per continuare a sviluppare la sua tecnologia, investendo in nuovi progetti e migliorando i suoi modelli di intelligenza artificiale. Ma per farlo dovrà convincere Microsoft, che finora ha rappresentato il suo principale alleato.
