Il viaggio di Good Omens è arrivato alla sua conclusione, e lo ha fatto con un epilogo che non lascia indifferenti. La serie targata Prime Video, ispirata al romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman, chiude il cerchio con una terza stagione che riporta tutto dove doveva essere: al cuore della storia tra Aziraphale e Crowley.
L’ultimo capitolo mette di nuovo al centro della scena i due protagonisti interpretati da Michael Sheen e David Tennant, che questa volta si ritrovano a fronteggiare qualcosa di decisamente più grande di loro. Dopo gli sconvolgimenti lasciati in sospeso dal finale della seconda stagione, la posta in gioco sale vertiginosamente: parliamo nientemeno che della Seconda Venuta. Niente di banale, insomma. Good Omens 3 riesce a chiudere la serie con un epilogo intenso e carico di emozione, un congedo che funziona su più livelli. Da un lato c’è la dimensione narrativa vera e propria, con tutti i nodi che vengono al pettine. Dall’altro c’è qualcosa di più profondo, quasi extratestuale, che riguarda l’omaggio a Terry Pratchett e a tutto ciò che il romanzo originale rappresentava.
Libero arbitrio e amore oltre ogni confine
Quello che emerge con forza dal finale di Good Omens 3 è una celebrazione del libero arbitrio. L’intera serie, fin dal primo episodio, ha sempre giocato su questa tensione tra il piano divino e la capacità di scegliere per sé stessi. Aziraphale e Crowley, un angelo e un demone che non rientrano mai perfettamente nei ruoli assegnati loro dall’alto, incarnano esattamente questo conflitto. E nel finale trovano finalmente una risoluzione che sente giusta, che non tradisce il percorso fatto.
C’è poi il tema dell’amore oltre ogni confine, che nella serie non è mai stato urlato ma sempre sussurrato, costruito scena dopo scena, sguardo dopo sguardo. Good Omens 3 porta a compimento anche questo arco, con una delicatezza che è diventata ormai il marchio di fabbrica dello show. Non servono grandi dichiarazioni quando la chimica tra Sheen e Tennant parla già da sola.
Un omaggio a Terry Pratchett che chiude il cerchio
Impossibile parlare del finale di Good Omens senza soffermarsi sull’omaggio a Terry Pratchett. Lo scrittore britannico, scomparso nel 2015, aveva co-firmato il romanzo originale con Neil Gaiman, e la sua presenza si è sempre avvertita nella serie, anche quando non era esplicitamente citata. In questa chiusura, però, il tributo diventa più diretto, più sentito. È come se la serie volesse dire che tutto questo è nato da lì, da quella scrittura così unica e irriverente, e che lì in qualche modo torna.
Good Omens 3 non cerca il colpo di scena a tutti i costi e non prova a reinventare la ruota. Sceglie piuttosto di essere fedele a sé stessa, ai personaggi e al materiale di partenza. Il risultato è un finale che emoziona senza manipolare, che chiude senza forzare. Aziraphale e Crowley lasciano la scena come ci sono entrati: insieme, a modo loro, al di fuori di qualsiasi schema prestabilito.
