Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è uscita dai laboratori di ricerca per diventare protagonista nell’industria, rivoluzionando settori interi. Ma dietro a questa corsa all’innovazione si nasconde un altro fenomeno, meno visibile ma altrettanto impressionante: la crescita enorme delle infrastrutture che alimentano l’AI. Supercomputer sempre più grandi, costosi ed energivori stanno diventando il nuovo standard, e i numeri in gioco sono davvero da capogiro.
I supercomputer alimentano l’AI, ma con un prezzo
Un recente studio di Georgetown, Epoch AI e Rand ci offre uno sguardo molto chiaro su quanto velocemente stiano cambiando le cose. Dal 2019 al 2025, i costi hardware e il consumo di energia dei principali data center AI sono praticamente raddoppiati ogni anno. Se il trend dovesse continuare, nel 2030 potremmo vedere nascere un unico supercomputer con due milioni di chip, un investimento da 185 miliardi di euro e un fabbisogno energetico di 9 gigawatt. Tanto per capirci, è l’equivalente della produzione di nove reattori nucleari. Impressionante, vero?
Anche se i data center sono diventati più efficienti – le prestazioni per watt sono cresciute del 34% ogni anno – la sete di energia dell’AI corre ancora più veloce. Secondo le stime di Epoch AI, un solo supercomputer nel 2030 potrebbe alimentare tra i 7 e i 9 milioni di case. E pensare che oggi il “mostro” più potente in circolazione, Colossus di xAI, “si accontenta” di 300 megawatt, comunque sufficienti per dare elettricità a un quarto di milione di famiglie.
Un altro dato interessante riguarda chi possiede tutta questa potenza: se nel 2019 il settore privato controllava il 40% della forza computazionale AI, nel 2025 siamo già all’80%. Segno che l’AI non è più solo una questione di ricerca accademica, ma è diventata un vero e proprio motore economico. Colossi come OpenAI e NVIDIA, con investimenti da 460 miliardi di euro ciascuno in nuovi progetti come Stargate, stanno cambiando le regole del gioco.
Geograficamente, gli Stati Uniti dominano la scena, con il 75% della potenza di supercalcolo AI mondiale, mentre la Cina si ferma al 15%. Paesi come il Giappone e la Germania, storicamente forti nel supercalcolo, oggi hanno un ruolo molto più marginale.
Certo, qualche segnale di rallentamento comincia a vedersi. All’inizio del 2025, analisti di Cowen hanno parlato di un “raffreddamento” del mercato, con giganti come AWS e Microsoft che hanno messo il piede sul freno su alcuni progetti. È difficile dire se si tratti solo di una breve pausa o dell’inizio di una nuova fase. Ma una cosa è certa: la corsa all’AI si gioca anche, e sempre di più, sulla capacità di costruire macchine gigantesche… e di trovare abbastanza energia per farle funzionare.
