Il vento è cambiato. Il Giappone ha deciso di rompere gli equilibri imposti da Mountain View nel mercato mobile. La JFTC, l’autorità antitrust giapponese, ha alzato la voce contro pratiche definite distorsive e contrarie alla libera concorrenza. Google avrebbe vincolato i produttori di smartphone all’installazione forzata delle sue applicazioni principali, tra cui Chrome e Ricerca Google. Cosa succede quando una schermata iniziale diventa una vetrina obbligatoria? Secondo l’indagine, le app preinstallate e in posizione dominante influenzano in modo decisivo il comportamento dell’utente. E se fosse solo una facciata di libertà, quella scelta dallo store? Per la JFTC non ci sono più dubbi. Il colosso californiano ha imposto la sua presenza a discapito di alternative e innovazione.
La replica di Google non è bastata
Nel 2020 Google avrebbe provato a compensare i produttori. La proposta? Una parte dei ricavi pubblicitari in cambio dell’obbedienza silenziosa. Una mossa sottile, ma secondo la JFTC insufficiente. La distorsione del mercato restava, anche se mascherata da collaborazione. È bastato questo per fermare le pressioni? La risposta è ora chiara: no. Nel 2023 è partita un’indagine approfondita. Ne è scaturita una diffida ufficiale. Google dovrà eliminare ogni forma di obbligo preferenziale. Nessuna imposizione sulla home screen, nessun browser di default senza libertà vera. La decisione è arrivata come un colpo secco. Si è toccato il cuore di una strategia consolidata da anni.
Questa mossa ha un’eco che va oltre i confini del Giappone. La tensione cresce anche in Europa e negli Stati Uniti. Le autorità sembrano finalmente determinate a ridisegnare le regole del gioco. Si riuscirà davvero a cambiare rotta o tutto finirà in compromessi? Google ora è chiamata a scegliere. Continuare con una difesa ostinata o adattarsi a un mondo che non accetta più dominazioni silenziose? Il caso giapponese potrebbe aprire una strada che sia solo l’inizio. Nel frattempo, milioni di utenti guardano la loro schermata iniziale con nuovi occhi. Forse, per la prima volta, capendo che libertà non significa solo possibilità di scelta, ma anche assenza di condizionamento.
