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Apple riuscirà a recuperare il ritardo sull’intelligenza artificiale?

scritto da Margherita Zichella 08/03/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
Apple fatica a tenere il passo nell'intelligenza artificiale, con Siri e l'AI che ancora non riescono a competere con i rivali.
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Negli ultimi dieci anni, Apple ha avuto la straordinaria capacità di anticipare le esigenze del mercato, lanciando prodotti che hanno cambiato il modo in cui viviamo la tecnologia. L’iPhone ha rivoluzionato la telefonia, l’Apple Watch ha trasformato il concetto di smartwatch, e persino gli AirPods hanno ridefinito il mondo degli auricolari wireless. Ma adesso c’è una nuova grande rivoluzione in corso: quella dell’intelligenza artificiale. E, per la prima volta dopo tanto tempo, Apple sembra essere un po’ in affanno.

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Apple e l’intelligenza artificiale

Mentre colossi come OpenAI, Google e Microsoft spingono sempre più in là i confini dell’AI, Apple sta cercando di capire come recuperare terreno. E il problema più evidente si chiama Siri. Quando l’assistente vocale di Cupertino fece il suo debutto nel 2011, sembrava uscito da un film di fantascienza. Rispondeva alle domande, impostava promemoria, raccontava barzellette. Sembrava magico. Ma negli anni, mentre gli assistenti concorrenti come Alexa e Google Assistant diventavano sempre più intelligenti e conversazionali, Siri è rimasto sostanzialmente lo stesso, con risposte spesso meccaniche e una comprensione del contesto piuttosto limitata.

Apple ha promesso di migliorare Siri, annunciando una versione aggiornata che dovrebbe essere più flessibile e in grado di interagire meglio con le app. Ma c’è un problema: non è ancora pronta. Il lancio, inizialmente previsto per il 2024, è stato spostato alla primavera del 2025. Nel frattempo, altre aziende stanno andando avanti a tutta velocità. Amazon, ad esempio, ha appena presentato Alexa+, una versione evoluta del suo assistente che capisce meglio le abitudini dell’utente e risponde in modo molto più naturale.

Apple ha anche provato a integrare ChatGPT nei suoi dispositivi, ma il risultato è stato piuttosto limitato rispetto alle soluzioni adottate da Microsoft o Google. E questo è il vero punto debole della sua strategia: l’AI di Apple, al momento, non sembra ancora un vero valore aggiunto. In passato, ogni nuova tecnologia introdotta dall’azienda – dallo sblocco con Face ID alle fotocamere avanzate – ha sempre dato agli utenti un buon motivo per aggiornare i loro dispositivi. Ma questa volta? L’adozione delle nuove funzioni basate sull’AI è bassa, e molti utenti sembrano addirittura ignorarle.

 

Riusciranno a recuperare il ritardo o è già troppo tardi?

Il vero banco di prova sarà l’aggiornamento di Siri, previsto per maggio, e il rilascio di iOS 19. Apple vuole unificare i diversi sistemi di elaborazione delle richieste vocali per rendere l’assistente più veloce ed efficiente. Ma se tutto slitterà ancora, come alcuni analisti ipotizzano, il rischio è che Apple resti indietro di almeno cinque anni rispetto alla concorrenza.

E poi c’è un’altra sfida: l’hardware. I chip necessari per addestrare modelli di intelligenza artificiale avanzati sono prodotti in gran parte da Nvidia, che però ha già stretto accordi con OpenAI, Google e Microsoft. Questo significa che Apple deve fare i conti con una disponibilità limitata, il che complica ulteriormente lo sviluppo di un’AI davvero potente.

In tutto questo, all’interno dell’azienda sembra esserci un certo fermento. Alcuni ingegneri hanno lasciato Cupertino per aziende concorrenti, e chi è rimasto non è del tutto soddisfatto della gestione del settore AI. Per cercare di dare una svolta, Apple ha messo Kim Vorrath – una figura di spicco nel team che ha lavorato su Vision Pro – alla guida di questo ambito. Ma la domanda resta: sarà abbastanza?

Apple ha ancora un grande vantaggio rispetto ai suoi rivali, e cioè un ecosistema di dispositivi perfettamente integrato. Chi possiede un iPhone spesso ha anche un Mac, un iPad e magari un Apple Watch. Questo potrebbe permettere all’azienda di costruire un’AI che funzioni in modo estremamente fluido tra tutti i suoi prodotti. Ma se non si muoverà in fretta, rischia di perdere il treno della prossima grande rivoluzione tecnologica. E sarebbe strano vedere Apple nella posizione di chi insegue, piuttosto che in quella di chi guida l’innovazione.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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