La startup tedesca Proxima Fusion ha appena svelato un progetto ambizioso per un nuovo tipo di reattore a fusione, e sembra che questa volta l’approccio possa davvero fare la differenza. Si chiama Stellaris ed è una variante innovativa dello stellarator, una tecnologia che, sebbene meno famosa del tokamak, potrebbe rivelarsi la chiave per ottenere finalmente energia pulita e illimitata dalla fusione nucleare. Dietro il progetto c’è un team di ingegneri con un curriculum di tutto rispetto: arrivano dal MIT, Google, SpaceX e persino McLaren. Insomma, non proprio gli ultimi arrivati.
Proxima Fusion punta sugli stellarator
L’idea di base è quella di usare un stellarator quasi-isodinamico con magneti superconduttori ad alta temperatura. Se il nome sembra complesso, il concetto dietro è piuttosto semplice: invece di dover costantemente controllare il plasma con impulsi di energia (come succede nei tokamak), questo reattore dovrebbe essere in grado di funzionare in modo continuo e stabile. Ed è proprio la stabilità il vero problema che i fisici stanno cercando di risolvere nel mondo della fusione nucleare. Se Stellaris mantiene le promesse, potremmo essere davanti a un piccolo grande passo verso reattori commercialmente praticabili.
Il design del nuovo reattore si ispira al Wendelstein 7-X, il più grande stellarator mai costruito, sviluppato in Germania dal Max Planck Institute for Plasma Physics. A differenza del suo predecessore, che è stato progettato solo per la ricerca, Stellaris ha l’obiettivo di arrivare a una produzione di energia concreta. Il primo passo sarà la costruzione di Alpha, un prototipo che dovrebbe essere realizzato in soli sei anni e che punta a dimostrare la capacità di produrre più energia di quanta ne consumi. Se tutto andrà secondo i piani, Alpha spianerà la strada per un reattore da 1GW che Proxima spera di attivare nei primi anni 2030.
Ma perché puntare sugli stellarator invece dei più famosi tokamak, come quello del progetto ITER in costruzione in Francia? Il motivo è semplice: i tokamak richiedono molta energia per mantenere il plasma sotto controllo e possono funzionare solo a impulsi, mentre gli stellarator sono intrinsecamente più stabili e non hanno bisogno di essere continuamente riaccesi. Il loro problema principale è sempre stato la complessità: progettare e costruire un stellarator è una sfida ingegneristica enorme. Per questo motivo, negli anni ’60 furono quasi completamente abbandonati in favore dei tokamak. Ma ora, con l’avanzamento della potenza di calcolo e nuove tecnologie magnetiche, questa tecnologia sta tornando alla ribalta.
Fusione nucleare più vicina
Stellaris promette di essere il primo stellarator capace di generare più energia per unità di volume rispetto ai suoi predecessori. Grazie ai magneti superconduttori ad alta temperatura, sarà possibile creare campi magnetici più potenti, riducendo così le dimensioni del reattore e accelerando i tempi di costruzione. Il risultato dovrebbe essere un sistema più efficiente e meno costoso, un passo fondamentale per rendere la fusione nucleare finalmente competitiva rispetto alle altre fonti energetiche.
Proxima Fusion ha già segnato un record: è la prima startup nata dal Max Planck Institute for Plasma Physics, un centro di ricerca con più fisici del plasma perfino del MIT. Non solo: nel 2023 ha raccolto 20 milioni di euro in finanziamenti, segno che gli investitori credono davvero nella possibilità di trasformare la fusione in un’attività commercialmente sostenibile. Se riusciranno a mantenere le promesse, potremmo essere più vicini che mai all’energia del futuro.
