venerdì, Aprile 4, 2025

Draghi: serve una politica industriale europea per l’automotive

di Rossella Vitale
Draghi: serve una politica industriale europea per l'automotive

Nel suo nuovo rapporto, Mario Draghi ha lanciato un forte messaggio all’Unione Europea. Draghi evidenzia la mancanza di una strategia industriale per sostenere il settore automobilistico nella transizione verso i veicoli elettrici. Ha poi sottolineato come l’Europa, nonostante gli ambiziosi obiettivi di zero emissioni, non abbia fornito un adeguato supporto per convertire l’intera catena di fornitura. Ha criticato questo aspetto specialmente confrontandolo con concorrenza cinese.

Secondo Draghi, la politica climatica UE non è stata accompagnata da una visione industriale coerente. Un esempio di questa carenza è il ritardo nella creazione dell’European Battery Alliance, lanciata solo 7 anni fa. La Cina invece già da anni investiva in una filiera completa per i veicoli elettrici che ora è più avanzata. Questo ritardo ha permesso alle aziende cinesi di guadagnare una posizione dominante nel mercato europeo. La loro quota che è passata dal 5% nel 2015 al 15% lo scorso anno.

Un piano industriale per la mobilità sostenibile

Draghi ha messo in guardia sull’urgente necessità di un piano industriale europeo. La decarbonizzazione dei trasporti, che sono responsabili di un quarto delle emissioni di gas serra, richiede una pianificazione integrata. Bisogna coinvolgere reti energetiche, infrastrutture di ricarica, standardizzazione e finanziamenti. Draghi ha però criticato la mancanza di coordinamento tra la normativa che spinge verso i veicoli elettrici e l’insufficienza di infrastrutture per sostenere questa transizione.

La digitalizzazione e la standardizzazione delle attrezzature rimangono inoltre indietro. Ciò ostacola lo sviluppo di una mobilità sostenibile. Draghi ha anche evidenziato il rischio che l’assenza di una politica industriale forte porti a una delocalizzazione della produzione fuori dall’UE. Questa è maggiormente aggravata dalla concorrenza di produttori stranieri, spesso sovvenzionati dai propri governi. Nel lungo termine, suggerisce che l’UE debba puntare su economie di scala, collaborazione e innovazione per sviluppare veicoli elettrici piccoli e accessibili. Dovrebbe anche cercare di sviluppare soluzioni di guida autonoma per cercare di restare competitiva in un settore sempre più dominato dalla Cina.

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