blank

Cresce la preoccupazione per la cosiddetta “variante inglese” del Covid, altresì nota come B.1.1.7, che si sta diffondendo in tutta Europa e anche sul nostro territorio italiano. Attualmente, si stima che circa il 30% dei casi di Covid vadano ascritti a questa mutazione del virus.

Come è possibile, però, distinguere questa variante dalla forma iniziale che aveva preso il Coronavirus circolante in Italia? La differenza, prima di arrivare a test molto specifici di natura molecolare, è già visibile dai sintomi.

La variante inglese si caratterizza per una maggiore aggressività e per una facilità di trasmissione superiore rispetto a quella del ceppo noto di Coronavirus. Insieme a questo, alcuni sintomi sono specifici della variante, pertanto è possibile individuarla ancor prima di effettuare esami più approfonditi.

Covid, ecco come si manifesta la variante inglese

Normalmente, l’infezione da Covid si presenta con dei sintomi simili a quelli più tipici dell’influenza, e anche piuttosto aspecifici: uno su tutti, la febbre.

Si è notato, però, che su un campione statistico di 3.500 persone analizzate, la variante inglese si è manifestata con una sintomatologia composta da tosse, affaticamento, dolori muscolari e articolari, mal di gola.

Nello specifico, anche ponendo in rapporto all’infezione della variante iniziale

  • il 35% dei pazienti ha riferito di aver avuto tosse, mentre per la variante iniziale si parlava del 28%;
  • il 32% dei pazienti ha riferito affaticamento, mentre era solo il 29% di chi ha sperimentato la variante di partenza ad averlo accusato;
  • il 25% dei pazienti ha riferito l’insorgenza di dolori muscolari e articolari, a fronte del precedente 21%;
  • il 21,8% dei pazienti ha riferito mal di gola, contro il 19% nella variante di partenza.

I pazienti presentanti la variante inglese hanno inoltre riferito in meno casi la perdita del senso del gusto e dell’olfatto: si è passati dal 18% dei casi nella variante normale al 15% dei pazienti per la B.1.1.7.

Sintomi più “atipici”, invece, includono forte debolezza e spossatezza – spesso prima ancora dell’insorgenza dei sintomi più frequenti – e a questi si associano problematiche di natura neurologica, come vertigini, malessere e nausea.