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Da sempre il tatuaggio rappresenta un segno distintivo per chi lo indossa. Ma la sua storia è molto più antica di quanto non crediamo, e non ha a che vedere solo ed esclusivamente con la body art o con la moda, dal momento che in passato rappresentava tutt’altro.

Le prime testimonianze di tatuaggi risalgono – pensate un po’ – al 500 a.C., e non esprimevano un concetto, un simbolo o qualcosa di assimilabile ad essi. Venivano impiegati all’epoca per scopi… terapeutici! Si credeva infatti che disegnare un animale propiziatorio sul corpo del malato potesse agevolarne il processo di guarigione. Si trattava chiaramente di religione o superstizione, eppure chi avrebbe mai immaginato che 2500 anni dopo il tatuaggio sarebbe tornato per essere ripensato proprio in quest’ottica?

Sono infatti allo studio dei tattoo che consistono in biosensori da applicare prevalentemente sul proprio braccio, utili a monitorare (stavolta in maniera scientifica, e non misticamente) lo stato di salute del soggetto – ed in particolare il fisiologico funzionamento di cuore e cervello.

Sensori indossabili, i tattoo del futuro preverranno i rischi cardiovascolari e allerteranno sulle alterazioni dello stato di salute

Un team di ricercatori della Pennsylvania State University ha ideato dei biosensori applicabili direttamente sulla pelle.

La cosa straordinaria consiste nella possibilità di applicare il sensore sulla pelle direttamente a temperatura ambiente, impiegando esclusivamente un phon a freddo per far asciugare quel po’ di acqua necessario a mantenere funzionante il sensore nel trasferimento.

La sua invenzione potrebbe rivelarsi rivoluzionaria: grazie a questo piccolo tattoo si potrebbe andare a valutare momento per momento lo stato di salute del soggetto che lo indossa, e pertanto prevenire anche eventuali patologie, o quantomeno coglierne subito i segnali – soprattutto a livello cardiaco e cerebrale – per intervenire tempestivamente.