Boeing 737 Max: la causa dei due incidenti che hanno ucciso oltre 300 persone

Sembra che il Boeing 737 che si è schiantato al suolo nella mattina di Mercoledì 8 Gennaio 2020 sia stato in realtà colpito da due missili involontari dopo il decollo. Il volo PS752 dell’Ukrain International Airlines trasportava 176 persone da Teheran in Iran, fino a Kiev. Non sono stati rinvenuti superstiti purtroppo.

 

L’Iran vuole mediare

 

Al momento però non si hanno riscontri positivi ne nuove informazioni. Da una parte l’Iran continua a negare la responsabilità dell’accaduto, mentre dall’altra vuole collaborare per risolvere il mistero. La Nazione afferma che le informazioni dalle scatole nere potrebbero arrivare anche fra un mese o due. Intanto richiede la collaborazione di diversi Stati (Canada, Francia, Russia e Ucraina) per completare le indagini.

Da una prima lettura dei dati inerenti il volo della tragedia, non emergono particolari problematiche al motore, come afferma invece l’Iran. La Russia a tal proposito, ribadisce la posizione secondo la quale il 737-800 di Boeing sia stato abbattuto da due missili Tor-M1 (tra l’altro di origine russa) delle forza armate iraniane. Diversa invece la posizione del Canada. Il Primo Ministro Justin Trudeau afferma di avere delle prove che dimostrano che l’aeromobile sia stato colpito (accidentalmente) missile terra-aria. Dello stesso parere risulta essere Donald Trump il quale, nonostante si dichiari pronto ad una nuova offensiva, ammette che potrebbe essere stato un errore dei nemici, e non un gesto intenzionale.

 

Una guerra sfiorata?

 

Il presidente degli USA, in un suo primo discorso tenutosi il 9 Gennaio, ha dichiarato alla stampa cosa fosse successo l’ultimo giorno dell’anno appena passato. Dopo un attacco dell’Iran alle basi americane presenti in Iraq, Trump avrebbe voluto rispondere con una rappresaglia bellica ma, stando anche al Congresso che ne ha fermato l’avvio, avrebbe potuto dare il via ad una nuova guerra planetaria. Così, il tycoon ha optato per l’omicidio mirato al generale Soleimani.