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Dopo gli attacchi che hanno portato alla morte del generale Soleimani, di sicuro il mondo vivrà una stagione d’intensi attacchi informatici per fiaccare le posizioni di Stati Uniti e Iran. Già in questi giorni si è scoperto che la banca iraniana Sepah è stata sotto scacco per ore di un virus DDoS, il quale ha bersagliato il sito ufficiale dell’istituto con innumerevoli richieste di accesso da parte computer già infettati e comandati da remoto.

Il problema di questo nuovo stallo politico è l’influenza che dichiarazioni e opinioni dei due capi di stato contrapposti possano indurre ogni hacker nel mondo a percorrere la sua personale rappresaglia contro USA o Iran. Una cyberguerra senza quartiere che può causare caos e disordine a livello mondiale.

 

Iran contro USA: inizia la cyberguerra, anche internet in pericolo

Infatti, il Dipartimento per la sicurezza nazionale USA, già a poche ore dall’uccisione del generale iraniano Soleimani ordinata da Trump, ha registrato attacchi cibernetici tutto sommato blandi che hanno cambiato alcune homepage dei siti web governativi. Tuttavia, la violazione del sito della Libreria federale americana e di quello del Dipartimento per l’Agricoltura hanno messo in allarme l’intelligence.

Mentre alcuni analisti USA concordano nel ritenere l’Iran incapace di poter competere con gli USA sul terreno degli attacchi informatici, altri credono che ci sia da temere una violazione nei principali settori della difesa, della finanza, dell’energia e dei trasporti. Questo perché i cybergruppi iraniani spesso agiscono dall’interno del paese e utilizzano software avanzati in grado di passare i tradizionali controlli di sicurezza.

Soprattutto nei settori nevralgici della sicurezza e dell’industria, la raccomandazione del Dipartimento è di prestare attenzione ai sistemi informatici anche nelle ore notturne.