esopianeti

Un Nobel davvero inatteso quello assegnato quest’anno dall’Accademia Reale Svedese per le Scienze, che in questa edizione del Premio ha deciso di onorare, nell’ambito della Fisica, tre scienziati che hanno cambiato la nostra percezione dell’universo.

I nomi fatti sono quelli di James Peebles, Michel Mayor e Didier Queloz. Il primo, premiato per i suoi studi sulla Radiazione cosmica di fondo, ossia una delle prove che testimonia l’avvenuto Big Bang. I due seguenti, invece, per i loro studi sugli esopianeti.

Negli ultimi tempi abbiamo approfondito molto quest’ultima tematica, aggiornando quotidianamente la sezione sulle nuove scoperte in questo campo. Ma ad essere premiata è – più di ogni altro aspetto – la perseveranza e la continuità nel portare avanti studi altamente avanguardistici e rivoluzionari in anni in cui l’esplorazione dello spazio era appena ai suoi esordi. Studi che, appunto, ci hanno permesso di vedere il mondo che ci circonda con occhi diversi.

Esopianeti: il primo pianeta non si scorda mai

Era il 6 ottobre del 1955 quando, dopo anni di approfondimenti e ricerca incessante, Mayor e Queloz annunciarono al mondo di aver appena individuato il primo esopianeta. Ma cosa vuol dire, nello specifico? Si tratta di un pianeta, esterno al Sistema Solare, che assomigli a quelli appartenenti al nostro Sistema pur facendo capo ad un’altra stella.

Precisamente, ad essere interessato dalla scoperta fu il pianeta 51 Pegasi b, orbitante attorno alla stella da cui prende il nome, Pegasi 51, distante 50 anni luce dalla Terra. Le sue dimensioni erano paragonabili a quelle di Giove, ma essendo distante pochi milioni di km dalla sua stella, un anno su Pegasi 51 b corrispondeva a quattro giorni sulla nostra Terra (un periodo di rivoluzione decisamente breve).

Da quel momento in poi, tantissimi scienziati si appassionarono a questa sentita ricerca, e ad oggi sono stati individuati oltre 4mila esopianeti, di cui 270 grazie al telescopio TESS.