Sebbene siano trascorsi oltre 33 anni dal terribile disastro di Chernobyl, ancora oggi nel territorio colpito dall’esplosione della centrale nucleare si contano i feriti oltre alle conseguenza di una delle più grandi tragedie degli ultimi secoli.

Il tema è stato recentemente riportato alla luce da una serie TV di Netflix/Sky, affiancata anche dai problemi riscontrati a Fukushima e simili. Di questi tempi l’Università di Bristol ha dato inizio ad un progetto che prevede lo studio dell’area attorno alla centrale nucleare, grazie all’utilizzo di droni dotati di spettrometri a raggi gamma, infatti, l’ateneo ha voluto monitorare lo stato ed il quantitativo di radiazioni presenti.

 

Chernobyl: la situazione è ancora allarmante

Ebbene, dopo 50 perlustrazioni in 10 giorni ed una copertura di 15 chilometri di diametro, con punto di partenza la città di Buariakivka fino alla foresta rossa (luogo denominato in questo modo a causa della mutazione delle piante in seguito all’esplosione), gli scienziati hanno potuto constatare che non è presente alcuna forma di vita, ma sopratutto che si trova una concentrazione di radiazioni mai vista in nessun altro punto del pianeta.

Ancora oggi, quindi, dopo 33 anni dall’esplosione della centrale nucleare, nell’area non si trovano animali o vegetazione (al netto della pre-esistente), forte segnale che difficilmente si potranno raggiungere livelli di radiazioni accettabili in tempi brevi. Seguiranno nuovi studi e ricerche, anche se resta la desolazione di un luogo fermo nel tempo, coloro che hanno potuto visitare Chernobyl l’hanno più volte definito come spettrale e davvero inquietante, termini molto duri, ma assolutamente in grado di descriverlo nel miglior modo possibile.