Android P

Android P si propone di incrementare notevolmente la security mettendo in piedi alcune funzioni di pubblico utilizzo che migliorano nettamente il margine della riservatezza dati e della sicurezza in più comparti. In ultima analisi vi sono le considerazioni fatte in merito ad una nuova funzione per il registro delle chiamate che elimina i riferimenti a contatti telefonici contro abusi e violenze.

Android P: il registro chiamate non salverà i numeri per le richieste di aiuto

Android P giungerà alla sua prima Developer Preview entro la metà del mese concedendo in uso non soltanto applicazioni che consentono di estendere l’interattività mobile, come quelle vista in anteprima per l’utilizzo del telefono come dispositivo di input senza fili e per il blocco automatico delle chiamate dai Call Center, ma anche la sicurezza che conta ora sul supporto ad una nuova funzione che per certi versi dimostra anche le intenzioni di Google per il futuro di Android Q.

Sul fronte della sicurezza delle chiamate, quindi, Android P introdurrà un nuovo layer di sicurezza e di riservatezza voluto dal team di sviluppo per le funzioni di auto-deleting del registro chiamate per numeri di emergenza contro abusi e violenze. In tal caso si tratta di una misura preventiva volta a sgominare sul nascere ulteriori episodi di violenza a carico degli aguzzini. Uno scenario che si sarebbe dovuto senz’altro prospettare ormai da tempo.

La possibilità di nascondere le telefonate Android ai numeri di emergenza è un modo del tutto nuovo per salvaguardare non soltanto la nostra privacy ma anche la nostra personale incolumità. La funzione, proposta dal produttore spagnolo BQ, è stata ben accolta dalla community e dagli illustri esponenti del team LineageOS che hanno visto, nella pubblicazione del database pubblico dei numeri di emergenza internazionali, un nuovo modo di tutelare l’utente.Android P numeri emergenzaIn particolare, il team si è fatto carico di contribuire all’ampliamento dei riferimenti numerici con suddivisione per nazione. Un sistema che cammina di pari passo a quello sviluppato dalla nipponica Sony per il suo database aggiornato con base Mobile Country Code (MMC). In questo caso si ha un approccio diverso (il riconoscimento avviene in maniera del tutto automatica) ma il fine rimane lo stesso.

Si tratterà di una proposta potenzialmente applicabile nel contesto dei futuri ecosistemi Android P per i quali si è parlato anche delle limitazioni da introdurre in lettura e scrittura per le API non ufficiali di cui parlavamo in settimana. Vi terremo aggiornati in merito ad ulteriori sviluppi.