In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il nome Twitter sta per tornare a circolare in rete, anche se non nella forma che molti si aspettavano. Dopo il cambio di insegna deciso da Elon Musk nel 2023, quando la piattaforma è diventata X, una startup americana chiamata Operation Bluebird ha provato a riprendersi quel marchio storico. Alla fine di agosto aveva aperto le pre registrazioni per un social battezzato Twitter.now, ma la strada si è chiusa quasi subito: un giudice statunitense ha imposto il cambio di denominazione e il progetto ora si presenta come Tweet.app, con l’inconfondibile uccellino blu come logo. La decisione del tribunale ha due facce, e vale la pena leggerle separatamente perché raccontano due storie diverse. Sul nome vero e proprio la corte non ha avuto dubbi: usare la parola “Twitter” crea confusione nei consumatori e viola marchi registrati ancora attivi. Da qui il divieto, accolto senza particolari margini di trattativa. Sul resto, però, il ragionamento cambia direzione in modo abbastanza clamoroso.
Perché la parola tweet è finita fuori dall’esclusiva
Secondo il giudice, xAI, la società di Musk che ha assorbito l’originale Twitter, ha di fatto abbandonato i diritti sul termine “tweet” e sul celebre simbolo dell’uccellino. Tradotto in parole semplici: quei due elementi non sono più protetti da un’esclusiva, e chi li utilizza oggi non commette una violazione di marchio. Un passaggio che pesa, perché riguarda proprio i due segni più riconoscibili di tutta la storia del social network.
I fondatori del nuovo progetto hanno cavalcato la cosa senza troppi giri di parole. “Tre anni dopo il rebranding, e dopo un serio tentativo aziendale di sostituirlo, la gente continua a dire tweet. Abbiamo adottato il nome che nessuno ha mai smesso di usare”, si legge sulle pagine di Tweet.app. Un’osservazione che, chiunque abbia sentito qualcuno parlare di “un tweet” invece di “un post”, fa una certa fatica a smentire.
Operation Bluebird si è adeguata rapidamente alle indicazioni arrivate dal tribunale. Riferimenti online aggiornati, note informative riscritte, con la precisazione che la sentenza riconosce la legittimità dell’uso dei vecchi elementi grafici e lessicali che appartenevano alla piattaforma originaria. Il logo con l’uccellino blu, insomma, resta al suo posto.
La lista d’attesa e le promesse dei fondatori
Sul fronte pratico il portale accetta pre registrazioni per una lista d’attesa che ha già superato quota 172.000 richieste. Un numero non enorme in termini assoluti, se si guarda alle dimensioni dei grandi social, ma significativo per una piattaforma che non ha ancora aperto i battenti e che ha passato le prime settimane di vita in mezzo a una causa legale sul proprio nome. La linea dichiarata dai fondatori punta tutto su un tema preciso. “Libertà di parola e di espressione. Vogliamo uno spazio sicuro per impostazione predefinita, dove le regole valgono per tutti e dove sei tu, non un algoritmo, a dettare legge”, spiegano nel presentare il progetto. Il riferimento agli algoritmi non è casuale, considerando quanto il dibattito sui social degli ultimi anni si sia concentrato proprio sui meccanismi automatici che decidono cosa gli utenti vedono e cosa no.
Resta il fatto curioso di una vicenda in cui il marchio Twitter rimane blindato mentre il vocabolario e l’iconografia che lo hanno reso famoso finiscono nel dominio di chiunque voglia utilizzarli. Musk aveva provato a spingere l’intero universo linguistico della piattaforma verso la lettera X, sostituendo tweet con post e archiviando l’uccellino. L’operazione, almeno secondo la lettura del tribunale, non è mai stata portata a termine fino in fondo, e ora quel patrimonio simbolico si ritrova nelle mani di una startup che ci ha costruito sopra un intero progetto.








