Un robot alto un metro e settanta che parla più lingue, lavora senza sosta e non chiede ferie. Si chiama Xiao Gai ed è il protagonista di un esperimento che a Hong Kong sta facendo discutere parecchio. Costruito dalla cinese Galbot, questo umanoide non affianca un commesso umano ma gestisce da solo un intero negozio, il primo del suo genere nella città. Snack, medicinali da banco, casse, scaffali da riempire. Tutto in mano a lui, ventiquattro ore su ventiquattro.
Il punto vendita è un chiosco mobile sempre aperto, piazzato sul lungomare di Hung Hom. Lì Xiao Gai prende gli articoli dagli scaffali, li sistema, incassa i pagamenti e nel frattempo scambia due chiacchiere con chi passa. Niente personale dietro al bancone, niente turni da coprire. Solo il robot umanoide che fa tutto.
Galbot punta in grande, cento negozi in arrivo
Dietro c’è un piano ambizioso. Secondo la Hong Kong Investment Corporation, che finanzia l’operazione, si tratta di un segnale chiaro: l’intelligenza artificiale sta entrando nella vita quotidiana in modi sempre più concreti, tangibili, sotto gli occhi di tutti. E Galbot non vuole fermarsi qui. L’azienda stima che la novità possa far crescere il passaggio di pedoni nella zona fino al 40% e ha già in cantiere l’apertura di altri 100 negozi gestiti da robot, sparsi in dieci città diverse.
La domanda però sorge spontanea. Cosa potrebbe andare storto? La lista, a dire il vero, è abbastanza lunga. All’inizio dell’anno un video diventato virale mostrava un robot da ristorante che improvvisamente perdeva il controllo, scagliando stoviglie ovunque mentre i dipendenti tentavano disperatamente di fermarlo. E poi c’è il caso di un agente AI messo a gestire un bar a Stoccolma, che in un mese ha quasi prosciugato l’intero budget. Tra gli errori? Aver ordinato 3.000 guanti in lattice.
Tra rischio e curiosità, la scommessa di Hong Kong
Un robot che lavora senza supervisione umana, sempre acceso, è un esperimento dall’esito tutt’altro che garantito. Eppure è forse proprio questo il bello. La possibilità che qualcosa vada storto rende il negozio gestito da robot una calamita. La gente ci andrà per vedere la macchina all’opera, e magari tornerà più tardi per guardare il filmato del robot che combina un pasticcio.
I robot, del resto, non sono più una novità assoluta. Nei magazzini, nei centri logistici, negli aeroporti sono ormai una presenza stabile. Japan Airlines li sta testando per la gestione dei bagagli a Haneda, mentre Amazon e altri colossi investono da tempo nell’automazione delle attività interne. Quello di Hong Kong porta però il modello in un terreno completamente nuovo: il negozio al dettaglio, dove l’umanoide non lavora accanto al personale ma lo rimpiazza per intero.
E qui si apre la vera incognita. I clienti preferiranno comprare uno snack da un robot oppure dal ragazzo del minimarket sotto casa, quello che li chiama per nome e sa già cosa vogliono prima ancora che lo chiedano. Su questo, per ora, nessuno ha una risposta certa.