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Xbox verso la fine? Yoshida prevede l’integrazione totale in Windows

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Xbox sta vivendo mesi complicati, fra tagli al personale, profitti che si assottigliano e una domanda che ormai serpeggia da tempo tra gli addetti ai lavori: che fine farà davvero il marchio? Secondo alcuni esperti del settore la strada è già tracciata, e porta dritta verso un’integrazione completa dentro Windows. Un’idea che, detta così, può sembrare drastica, ma che trova sempre più sostenitori man mano che si guarda ai numeri e alle scelte strategiche di Microsoft.

A riportare l’attenzione sul tema è stato anche Shuhei Yoshida, figura storica del mondo dei videogiochi, che ha condiviso una lettura piuttosto netta della situazione. Il ragionamento parte da un dato di fatto difficile da ignorare: la divisione dedicata alle console fatica a generare i margini di un tempo, mentre la piattaforma software resta il vero cuore pulsante dell’azienda.

Perché si parla di un’integrazione in Windows

L’idea di fondo è semplice da spiegare. Microsoft ha costruito gran parte della sua forza sul software, e in particolare su Windows, che continua a essere presente su una quantità enorme di dispositivi in giro per il mondo. In quest’ottica, mantenere una struttura separata e dai costi elevati per il settore console diventa una scelta sempre più difficile da giustificare.

Il discorso non riguarda solo i bilanci. C’è anche una logica di prodotto. Se l’esperienza di gioco può essere offerta ovunque ci sia Windows, dal PC ai dispositivi portatili fino ad altri formati, allora il confine tra console e computer si fa sempre più sottile. La conseguenza, secondo questa visione, sarebbe un assorbimento progressivo del marchio dentro l’ecosistema software, più che la sua scomparsa pura e semplice. In sostanza, la console come la conosciamo oggi potrebbe lasciare spazio a un modello in cui contano i servizi, gli abbonamenti e l’accesso ai contenuti, a prescindere dal pezzo di hardware che si tiene tra le mani.

Il reset firmato Asha Sharma

A rendere il quadro ancora più interessante c’è il ruolo di Asha Sharma, che ha avviato quello che diversi osservatori descrivono come un vero e proprio reset della divisione. Cambiamenti profondi, scelte che spostano gli equilibri interni e una direzione che sembra allontanarsi dal modello tradizionale della console intesa come prodotto a sé stante.

Questo momento di transizione spiega in parte i tagli e le ristrutturazioni che hanno coinvolto la divisione gaming. Quando un’azienda decide di rimettere mano alla propria strategia, le conseguenze sul personale e sull’organizzazione interna sono quasi inevitabili, e nel caso di Xbox si sono fatte sentire in modo evidente.

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