Il reset della strategia XBOX è ufficiale, e arriva direttamente da chi tiene il timone della divisione gaming di Microsoft. Asha Sharma e Matt Booty hanno messo nero su bianco una lettera indirizzata a tutti i dipendenti, poi pubblicata anche sul sito ufficiale, in cui tracciano la rotta per i prossimi cento giorni. Il tono è diretto, a tratti spiazzante, e mette sul tavolo verità che fino a poco tempo fa restavano sussurrate nei corridoi. La sostanza? Il modello di business attuale non regge più, e serve cambiare passo.
Cosa raccontano davvero i numeri di XBOX
Nei primi cento giorni di gestione, i due dirigenti rivendicano risultati concreti. Più aggiornamenti rilasciati che in tutto l’anno precedente, un numero record di partner attivi sulla piattaforma e un servizio Game Pass che, dopo oltre 8 mesi di calo, ha ripreso a crescere. Player Voice, il canale attivo 24 ore su 24 per ascoltare giocatori e sviluppatori, viene presentato come una delle conquiste più importanti. Sul fronte dei contenuti, il ritorno delle esclusive con Gears of War: E-Day previsto nel 2026 e Clockwork Revolution atteso nel 2027 conferma la volontà di garantire titoli di punta ogni anno.
Poi però arriva la parte scomoda. L’anno fiscale si chiuderà con un margine di redditività intorno al 3%, in calo rispetto al periodo precedente. Escludendo Activision Blizzard King, negli ultimi cinque anni Microsoft ha investito oltre 20 miliardi di dollari, circa 18 miliardi di euro, tra contenuti, piattaforma e sussidi all’hardware, ma il fatturato annuo è sceso di quasi mezzo miliardo. Una situazione che, parole loro, non può andare avanti così.
La crisi dell’hardware e il nodo dei costi
Il capitolo più allarmante riguarda i componenti. Quando Booty è entrato in carica come CEO a febbraio, il prezzo dei chip di archiviazione per le console era più che raddoppiato rispetto all’autunno precedente. Da allora i costi sono raddoppiati di nuovo, e per la stagione delle festività del 2027 si prevede un ulteriore aumento. Tradotto: cinque volte i prezzi pagati appena due anni prima. La memoria ha seguito lo stesso andamento. Tutto il settore soffre, certo, ma XBOX sostiene di averne risentito più dei concorrenti per via di scelte fatte in passato. Al momento non riescono nemmeno a produrre tutte le console richieste dal mercato, e per questo servirà un nuovo modello di business e nuove partnership per l’hardware, pur restando legati al progetto Helix.
C’è poi il tema degli studi interni, cresciuti troppo in fretta per alimentare strategie su abbonamenti, streaming e dispositivi. Il risultato è una struttura sovradimensionata che ha tolto ossigeno ai franchise storici, ora destinati a essere rifinanziati per competere ai massimi livelli. Anche l’infrastruttura tecnica finisce sotto esame: sistemi troppo complessi, centinaia di dipendenze, troppa dipendenza dai fornitori esterni. La promessa è ricostruire lo stack internamente e valutare possibili fusioni e acquisizioni mirate per rafforzarsi su hardware, PC, mobile e streaming.
Leggendo tra le righe, questa trasparenza su margini e costi segna l’avvio di una fase di consolidamento. Il vecchio sistema, quello dell’hardware sovvenzionato dal produttore, sembra arrivato al capolinea, e all’orizzonte si profilano probabili partnership con produttori OEM per realizzare versioni diverse della console a fasce di prezzo differenti. Una razionalizzazione che potrebbe portare anche a scelte dolorose, licenziamenti compresi, voce peraltro già trapelata nelle ultime ore. Sharma e Booty chiudono la loro lettera con un appello al team: ricominciare da capo per costruire l’azienda numero uno nel settore dei giochi e dell’intrattenimento.