Vai al contenuto
Offerte

X pubblica l’algoritmo su GitHub: ecco cosa decide la timeline

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Da ieri sera la visibilità dei post su X è un po’ meno un mistero, perché la piattaforma ha aggiornato il proprio repository su GitHub aggiungendo il codice che decide quali contenuti finiscono in cima alla timeline “Per te” e quali invece restano nell’ombra. Un passo avanti rispetto alla prima apertura di inizio anno, quando l’azienda di Elon Musk, oggi parte di SpaceXAI, aveva reso pubbliche solo alcune porzioni del suo algoritmo.

La mossa non arriva nel vuoto. All’inizio del 2025 la Commissione europea aveva aperto un’indagine sulla base del Digital Services Act, con l’obiettivo di capire se X avesse manipolato il proprio sistema di raccomandazione per spingere la visibilità dei post su determinati argomenti. Circa un anno dopo è partita quella che l’azienda descrive come un’operazione trasparenza, iniziata con la pubblicazione del codice sorgente e proseguita adesso con un aggiornamento più corposo.

Cosa è finito davvero dentro il repository

Nel dettaglio, X ha reso pubblico il codice che influenza il posizionamento di un contenuto nella sezione “Per te”, quindi il modo in cui i post vengono classificati e, quando serve, filtrati attraverso una serie di etichette. Sono stati aggiunti tre pezzi che prima mancavano: la configurazione del modello, i filtri veri e propri e il sistema di classificazione principale. Tradotto per chi non passa le giornate su GitHub, si tratta delle istruzioni che stabiliscono quanto peso dare a un contenuto e in quali casi ridurne la diffusione.

Le etichette sono elencate in una pagina dedicata e, guardandole, emerge un quadro abbastanza prevedibile. La maggior parte riguarda contenuti per adulti, spam, violenza, impersonificazione di persone o account e link che rimandano a siti infetti. Non compaiono invece etichette dedicate ai contenuti politici, dettaglio non secondario visto il tipo di accuse che avevano fatto partire l’indagine europea.

Under the Hood, lo strumento per vedere il proprio caso

Insieme al codice è arrivato anche un tool chiamato Under the Hood, per ora in fase di test su un gruppo ristretto di utenti. Serve a mostrare statistiche aggregate sull’applicazione delle etichette ai post e agli account, e diventa visibile soltanto a chi ha pubblicato almeno 10 post nell’ultimo mese. Chi scrive poco, insomma, non vedrà nulla.

C’è però un limite pratico piuttosto evidente. Le statistiche vengono fornite sotto forma di file JSON, un formato pensato per le macchine più che per gli esseri umani, e per la stragrande maggioranza degli utenti risultano semplicemente illeggibili. La soluzione più rapida è darlo in pasto a un qualsiasi chatbot e chiedere una traduzione in linguaggio comprensibile, cosa che funziona bene ma che dice parecchio su quanto questa trasparenza sia ancora pensata per addetti ai lavori.

La porta aperta agli sviluppatori esterni

L’altro aspetto interessante riguarda la possibilità, per gli sviluppatori di terze parti, di proporre modifiche al codice attraverso le cosiddette pull request, le PR nel gergo di chi lavora con GitHub. In sostanza chiunque può suggerire una correzione o un miglioramento, dopodiché saranno gli ingegneri di X a valutare se integrarla o meno nell’algoritmo che governa la timeline.

È un modello che ricalca il funzionamento classico dei progetti open source, con la differenza non da poco che qui si parla del meccanismo che decide cosa vedono ogni giorno centinaia di milioni di persone. La decisione finale, in ogni caso, resta nelle mani dell’azienda: le proposte esterne vengono esaminate, non applicate in automatico.

Il codice aggiornato è disponibile sul repository ufficiale, insieme alla documentazione sulle etichette e ai file di configurazione appena pubblicati.

Condividi:
164 Condivisioni