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Capita più spesso di quanto si pensi che un film arrivato al cinema non sia esattamente il film che il regista aveva in testa, e la seconda avventura cinematografica di X-Files sembra rientrare in pieno in questa categoria. La pellicola uscita nel 2008 avrebbe dovuto essere parecchio più cupa e disturbante di quella vista in sala, e a distanza di quasi vent’anni quel progetto originale trova finalmente una forma pubblica grazie a un montaggio inedito.
Il punto di partenza è semplice. Quando un progetto entra nella macchina di uno studio, entrano in gioco anche le pressioni commerciali, le classificazioni per il pubblico e la necessità di allargare il più possibile la platea. Sono compromessi che raramente restano in superficie, perché quasi sempre finiscono per cambiare la sostanza di un film, non solo i dettagli. È esattamente ciò che sarebbe accaduto a The X-Files: I Want to Believe, il lungometraggio che riportava Mulder e Scully sul grande schermo.
La visione originale di Chris Carter
Chris Carter, creatore della serie e regista del film, ha raccontato di aver immaginato qualcosa di molto più oscuro. Una storia costruita sull’intreccio tra fede, esperimenti medici e soprannaturale, tre ingredienti che nella serie televisiva avevano sempre convissuto senza troppi filtri. Sulla carta, insomma, il materiale c’era tutto per un film che spingesse sull’inquietudine più che sull’intrattenimento rassicurante.
Solo che a monte c’era 20th Century Fox, e lo studio giudicò alcune di quelle idee troppo estreme. La direzione imposta fu chiara e andava verso una classificazione PG 13, quella che consente l’accesso a un pubblico più giovane e che, di conseguenza, impone limiti precisi su ciò che si può mostrare e su quanto si può calcare la mano. Il risultato fu un film che divise, e che a molti spettatori dell’epoca sembrò più contenuto rispetto alle atmosfere che la serie aveva costruito negli anni Novanta.
La cosa curiosa è che tutta questa vicenda non era mai emersa in modo così esplicito. Per quasi due decenni, chi aveva trovato il film troppo timido lo ha attribuito a scelte creative, non a un braccio di ferro con lo studio. Ora invece il quadro si compone diversamente e quelle scelte apparentemente discutibili trovano una spiegazione che sta più nelle stanze dei dirigenti che nella testa del regista.
Il nuovo montaggio arrivato su Hulu
A rimettere le cose a posto, almeno in parte, ci pensa Hulu, che ha deciso di proporre una versione differente del film. Un nuovo montaggio che recupera in misura maggiore l’idea originale di Carter, riportando a galla il tono che era stato smussato durante la lavorazione e in fase di finalizzazione.
Non si tratta di un’operazione nostalgia qualunque, perché il caso di 20th Century Fox e del film del 2008 è uno di quei rari esempi in cui la distanza tra intenzione e prodotto finito viene ricucita a posteriori con l’avallo di chi quel film lo ha diretto. Per i fan storici della serie è un’occasione concreta di vedere una versione più vicina a quella pensata all’inizio, con le zone d’ombra che erano state alleggerite.
Diciotto anni sono tanti, e nel frattempo il modo di distribuire e riscoprire i film è cambiato radicalmente. Le piattaforme hanno reso possibile ciò che una volta si esauriva in qualche edizione speciale in home video, spesso con contenuti extra marginali. Qui invece si parla di un film diverso nella sostanza, non di scene tagliate messe in coda ai titoli.
L’operazione riguarda dunque il secondo capitolo cinematografico di X-Files, quello che portava avanti la storia di Mulder e Scully oltre la fine della serie originale, e che ora torna disponibile in una versione che si avvicina molto di più a quanto Chris Carter aveva scritto e immaginato.









