X-65 di DARPA continua a fare passi avanti e si avvicina sul serio a uno dei momenti più attesi del programma CRANE. Aurora Flight Sciences, controllata da Boeing, ha appena portato a termine l’installazione delle ali sul dimostratore sperimentale. Un traguardo che non è solo simbolico, perché avvicina il velivolo al primo volo, in programma nel 2027.
Quello che rende questo progetto davvero particolare è l’idea di fondo. Niente alettoni, o almeno non come li conosciamo. Al posto delle classiche superfici mobili arriva qualcosa di completamente diverso, e cioè i getti di aria compressa. Una scelta che potrebbe cambiare parecchie cose nel modo in cui si pensa al controllo di un aereo.
Come funziona l’Active Flow Control
Il cuore di tutto è un sistema battezzato Active Flow Control. In pratica si tratta di 14 attuatori integrati direttamente nelle superfici portanti dell’X-65. Questi dispositivi rilasciano brevi getti di aria ad alta pressione, e così facendo modificano il comportamento dei flussi aerodinamici. Il risultato è la possibilità di controllare rollio, beccheggio e imbardata senza ricorrere alle parti meccaniche tradizionali.
Detto in modo semplice, l’aria diventa lo strumento che governa il volo. Niente parti che si muovono, niente cerniere, niente alettoni che si alzano e si abbassano. Solo soffi d’aria calibrati al momento giusto. Un approccio che sulla carta promette velivoli più semplici, più leggeri e potenzialmente più affidabili, dato che ci sono meno componenti meccanici a rischio di guasto.
I test prudenti prima del debutto
La DARPA e Aurora hanno deciso di andarci coi piedi di piombo, e si capisce il perché. Durante la fase iniziale dei test, infatti, l’X-65 non si affiderà solo al nuovo sistema. Userà sia gli attuatori ad aria compressa sia le classiche superfici di controllo, montate entrambe sullo stesso velivolo.
La logica è semplice. Avere tutti e due i sistemi a bordo permette di confrontarne direttamente le prestazioni, mettendo l’uno accanto all’altro per capire cosa funziona davvero e cosa va ancora limato. Allo stesso tempo è una scelta che riduce parecchio i rischi durante la sperimentazione, perché in caso di problemi con la tecnologia Active Flow Control ci sono sempre i comandi tradizionali su cui poter contare.
Il programma CRANE, dentro cui rientra tutto questo lavoro, punta proprio a dimostrare che questa tecnologia può funzionare su un velivolo vero e non solo nelle simulazioni o nelle gallerie del vento. Con le ali ormai montate sul dimostratore, il percorso verso quel primo decollo del 2027 entra in una fase concreta. Manca ancora del lavoro, certo, ma i pezzi più importanti del puzzle iniziano a trovare il loro posto.