A undici anni dal debutto, arrivato nel lontano 2015, Windows 10 continua a occupare uno spazio tutt’altro che trascurabile sul mercato dei PC. I numeri parlano chiaro. Il vecchio sistema operativo di Redmond gira ancora sul 16,9% dei computer, mentre Windows 11 si è preso la fetta più grossa con il 78,8%. Detta in parole povere, su sei PC accesi in giro per il mondo, uno monta ancora la versione precedente.
E qui c’è un aspetto che vale la pena guardare da vicino, perché non si tratta di una semplice curiosità statistica. La transizione verso Windows 11, insomma, è avvenuta ma non del tutto. Una quota così consistente di macchine ferme alla versione precedente racconta qualcosa di più profondo sulle abitudini degli utenti, sulla difficoltà di aggiornare hardware ormai datato e, in certi casi, sulla resistenza al cambiamento.
Il rischio sicurezza non è domani, è già oggi
Il punto vero riguarda la sicurezza, e non è un dettaglio da poco. A fine giugno, e senza troppo clamore, Microsoft ha deciso di estendere di un altro anno il supporto software a Windows 10. Questo significa che le patch di sicurezza continueranno ad arrivare fino al 12 ottobre 2027. Una boccata d’ossigeno, certo, ma il problema non è soltanto quella data di scadenza che, a conti fatti, non è nemmeno così lontana.
Il nodo è che le implicazioni ci sono già adesso. Un sistema operativo che si avvicina alla fine del suo ciclo di vita tende a diventare un bersaglio più appetibile. Le vulnerabilità che vengono scoperte possono restare aperte più a lungo, e chi gestisce grandi parchi macchine, penso alle aziende, si trova a dover fare i conti con una superficie di attacco più ampia del necessario.
Restare su una versione datata, insomma, non è mai una scelta neutra dal punto di vista della protezione dei dati. Ogni mese che passa aumenta il divario tra le difese di un sistema più recente e quelle di uno più vecchio, anche quando quest’ultimo continua a ricevere aggiornamenti. Le nuove funzioni di protezione, quelle che vengono introdotte solo sulle versioni più aggiornate, semplicemente non arrivano su Windows 10.
Ecco perché quel 16,9% pesa più di quanto sembri. Non parliamo di quattro gatti rimasti indietro, ma di una porzione robusta del mercato che, volente o nolente, si porta dietro un rischio concreto. E la percentuale, per quanto in calo rispetto al passato, scende con una lentezza che fa riflettere.
Il quadro, quindi, è quello di una migrazione ancora incompleta. Windows 11 domina, su questo non ci sono dubbi, ma la lunga coda di computer fermi alla versione precedente resta un tema aperto, soprattutto per chi ha a cuore la protezione dei propri dati e la tenuta dei propri sistemi.