Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, è tornato ad attaccare frontalmente WhatsApp, puntando il dito contro quella che definisce una crittografia fasulla e accusando Meta di leggere i messaggi degli utenti. Una polemica che non è certo nuova, ma che questa volta ha assunto toni ancora più diretti e pesanti.
L’accusa di Durov: la crittografia di WhatsApp non protegge davvero
L’affondo pubblico di Durov si concentra su un tema che tocca milioni di persone: la sicurezza delle comunicazioni su WhatsApp. Secondo il CEO di Telegram, la promessa di crittografia end to end fatta da Meta agli utenti sarebbe, nei fatti, ingannevole. L’accusa è pesante e va dritta al cuore del modello di business della piattaforma di messaggistica più diffusa al mondo. Durov sostiene che Meta avrebbe la possibilità concreta di accedere ai contenuti dei messaggi, nonostante le rassicurazioni fornite pubblicamente dall’azienda di Mark Zuckerberg.
Non è la prima volta che il fondatore di Telegram solleva dubbi sulla privacy di WhatsApp. Già in passato aveva espresso critiche simili, ma questa volta il tono è ancora più netto: parlare di “crittografia falsa” significa mettere in discussione alla radice la credibilità di uno dei pilastri su cui Meta ha costruito la fiducia dei propri utenti. Per chi usa WhatsApp quotidianamente, e parliamo di miliardi di persone, la questione non è affatto secondaria. Se davvero la protezione dei messaggi non fosse reale come dichiarato, le implicazioni sarebbero enormi sia sul piano della privacy individuale sia su quello della fiducia verso le grandi piattaforme tecnologiche.
Meta non risponde, Telegram rilancia la sfida sulla privacy
Di fronte a queste accuse, Meta ha scelto il silenzio. Nessun commento ufficiale è arrivato dall’azienda, una strategia che può essere letta in modi molto diversi. Da un lato potrebbe trattarsi della volontà di non alimentare una polemica ritenuta strumentale, dall’altro il mancato intervento lascia spazio a interpretazioni meno favorevoli per la compagnia.
Dal canto suo, Durov sfrutta ogni occasione per posizionare Telegram come l’alternativa più sicura e trasparente nel panorama delle app di messaggistica. La rivalità tra le due piattaforme è ormai un fatto consolidato, e il terreno di scontro si è progressivamente spostato proprio sulla questione della riservatezza. Telegram, va detto, ha un approccio diverso alla crittografia rispetto a WhatsApp: le chat standard non utilizzano la crittografia end to end di default, che è invece attiva solo nelle cosiddette “chat segrete”. Un dettaglio che i critici di Durov non mancano mai di far notare, e che rende il quadro complessivo più sfumato di quanto le dichiarazioni del CEO di Telegram lascerebbero intendere.