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Un gruppo di ricercatori britannici ha proposto quello che considera il primo metodo per individuare la vita specchio, una forma di vita ipotetica costruita con molecole invertite rispetto a quelle che compongono gli organismi presenti sulla Terra. Al momento non esiste e nessuno prevede che compaia a breve. Gli scienziati dell’Università di Strathclyde e dell’Università di Durham ritengono comunque sensato preparare in anticipo gli strumenti per riconoscerla. Il loro approccio si basa su molecole fluorescenti e su un tipo di luce polarizzata simile a quella sfruttata dagli occhiali per il cinema 3D.
Il ragionamento alla base del progetto è soprattutto prudenziale. La probabilità che organismi del genere vengano creati è considerata bassa, ma le possibili conseguenze sarebbero abbastanza gravi da giustificare un lavoro preventivo. Questi esseri artificiali potrebbero comportarsi in modo imprevedibile una volta a contatto con gli ecosistemi e riuscire perfino ad aggirare alcune delle difese naturali che proteggono persone, animali e piante.
Perché la vita specchio preoccupa scienziati e istituzioni
Tutto ruota attorno a una proprietà delle molecole chiamata chiralità, spesso descritta come la loro “manualità”. Le mani destra e sinistra di una persona sono una l’immagine riflessa dell’altra ma non si possono sovrapporre perfettamente. Allo stesso modo alcune molecole esistono in due versioni con gli stessi componenti chimici e una disposizione tridimensionale diversa. Gli atomi sono identici e collegati nello stesso ordine, eppure il corpo umano può reagire alle due forme in maniera molto differente. Una versione di un farmaco può curare una malattia mentre la sua gemella speculare rischia di essere inutile o addirittura dannosa.
Proprio per questo si teme che organismi assemblati con mattoni biologici rovesciati possano interagire con la vita esistente in modi del tutto inattesi. I timori hanno spinto diversi esperti a raccomandare limiti alle ricerche finalizzate a produrre organismi capaci di riprodursi grazie a molecole speculari. Il tema ha attirato anche l’attenzione dell’Ufficio scientifico del governo britannico e del Comitato consultivo scientifico del Segretario generale delle Nazioni Unite. I ricercatori ribadiscono però che si tratta di uno scenario interamente ipotetico e che il loro metodo nasce come precauzione, non come risposta a una minaccia reale.
Una firma luminosa per riconoscere gli organismi invertiti
La tecnica sfrutta un fenomeno chiamato luminescenza polarizzata circolarmente, indicata con la sigla CPL, che permette di rivelare la chiralità di alcune sostanze e strutture biologiche. La luce può infatti assumere schemi di polarizzazione diversi, compresi alcuni che ruotano in direzioni opposte. Studiandoli è possibile ricavare informazioni sulla disposizione tridimensionale delle molecole, lo stesso principio che negli occhiali per il cinema 3D crea l’illusione della profondità.
Lo studio è stato guidato da Lewis MacKenzie del Dipartimento di Chimica Pura e Applicata dell’ateneo di Strathclyde, insieme a Robert Pal dell’Università di Durham. “Non ci aspettiamo che la vita specchio compaia domani, ma se dovesse emergere le conseguenze potrebbero essere gravi ed è logico sviluppare metodi di rilevamento prima che servano”, ha spiegato MacKenzie. Il ricercatore ha aggiunto che lui e Pal lavoravano già sulle tecnologie CPL prima che le preoccupazioni diventassero di dominio pubblico e che la difesa da questi organismi si adattava perfettamente alle loro ricerche.
Il metodo prevede l’impiego di sonde fluorescenti specializzate che si legano a particolari strutture all’interno delle cellule. Una volta agganciate, emetterebbero segnali CPL caratteristici capaci di indicare se un campione possiede la chiralità tipica della vita terrestre oppure quella opposta. Una sorta di impronta digitale molecolare, insomma. Affidarsi a una sola sonda potrebbe però generare risultati fuorvianti e per questo il gruppo suggerisce di combinarne diverse, ciascuna pensata per riconoscere strutture cellulari differenti, così da ridurre il rischio di letture sbagliate.
Esperimenti possibili senza creare organismi speculari
Uno dei vantaggi più interessanti è che la tecnica può essere studiata e perfezionata partendo da normali campioni biologici. Non c’è alcun bisogno di fabbricare organismi specchio solo per verificare se il principio funziona. Secondo gli autori il sistema potrebbe un giorno essere integrato in vari strumenti scientifici e consentire controlli in ambienti diversi.
Pal ha già dimostrato in laboratorio tecnologie di rilevamento CPL applicate a microscopi, fotocamere e lettori di piastre cellulari, apparecchi usati comunemente per esaminare grandi quantità di campioni. Il metodo completo pensato per individuare la vita specchio non è stato invece ancora testato sperimentalmente e serviranno altre ricerche per capire se riesce a distinguere in modo affidabile le diverse forme di chiralità. “Questo approccio può essere adattato a molti sistemi di analisi delle cellule, inclusi lettori di piastre, microscopi e fotocamere, quindi il nostro saggio potrebbe essere esteso a numerosi ambienti in base alle esigenze di chi lo utilizza”, ha spiegato il professore.
Fonte: TecnoAndroid


