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Chi possiede un Apple Vision Pro di prima generazione dovrà fare i conti con qualche limitazione, perché visionOS 27 porta una serie di novità interessanti ma due di queste resteranno appannaggio esclusivo dei modelli più recenti, quelli equipaggiati con il chip M5. Il grande protagonista dell’aggiornamento è senza dubbio Siri AI, che rappresenta un salto in avanti notevole rispetto al vecchio assistente vocale. Tutti gli altri ritocchi, invece, arrivano un po’ a tutti.
Quando il software sarà disponibile, in autunno, andrà a coprire l’intera gamma di Apple Vision Pro. La stragrande maggioranza delle funzioni sarà compatibile sia con il modello originale dotato di chip M2 sia con l’aggiornamento M5 dello scorso anno. In pratica, chiunque possieda il visore potrà mettere le mani sul nuovo assistente, sulla possibilità di trasformare i panorami in scene spaziali per creare un Ambiente personale, sul Centro di Controllo ridisegnato e su diverse altre piccole comodità.
La personalizzazione vocale che gira solo sul nuovo modello visionOS 27
Il punto è che Siri AI dà davvero il meglio di sé su una piattaforma dove il controllo vocale ha tutto il senso del mondo. E proprio qui arriva la prima distinzione netta. La funzione di personalizzazione della voce, quella che permette di regolare l’espressività e il ritmo con cui parla l’assistente, è disponibile soltanto sui modelli con chip M5. Una caratteristica ricca, capace di adattare il tono alle preferenze di ciascuno, ma che ha bisogno di muscoli non banali per funzionare.
Tutto dipende infatti dal modello di intelligenza artificiale più avanzato pensato per girare direttamente sul dispositivo, chiamato AFM 3 Core Advanced. E il visore con chip M2 semplicemente non riesce a gestirlo. Questo significa due cose. La prima è che la personalizzazione vocale resta fuori portata per chi ha la versione originale. La seconda, forse più fastidiosa nell’uso quotidiano, è che le prestazioni di Apple Intelligence sul vecchio modello rischiano di risultare più lente, perché il sistema dovrà appoggiarsi maggiormente al Private Cloud Compute anziché elaborare tutto in locale.
Un hardware giovane che resta indietro
Pesa un po’, va detto, trattandosi di un prodotto che ha appena due anni di vita. Eppure il Vision Pro non è certo un caso isolato in questo senso. Anche iPhone 17, il modello base uscito lo scorso anno, si ritrova senza le stesse identiche funzioni legate all’intelligenza artificiale più spinta. Una dinamica che ormai conosciamo bene quando si tratta di software nuovo e hardware che invecchia, anche se solo di poco.
Per il resto, l’aggiornamento mantiene la promessa di rendere il visore più piacevole da usare. Il Centro di Controllo rivisto e la conversione dei panorami in ambienti immersivi sono dettagli che fanno la differenza nell’esperienza di tutti i giorni, indipendentemente dal chip montato. Resta il fatto che chi punta a sfruttare al massimo le potenzialità di Siri AI e della personalizzazione vocale dovrà guardare per forza al modello con chip M5, l’unico in grado di far girare in locale il nuovo cervello artificiale di Apple senza appoggiarsi continuamente alla nuvola.










