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Viking 2 e il primo terremoto su Marte: la pista di 50 anni fa

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Mezzo secolo fa il lander Viking 2 della NASA captò sulla superficie di Marte due segnali difficili da interpretare, rimasti per decenni in una sorta di limbo scientifico. Un nuovo studio ha ripreso in mano quei dati e suggerisce che almeno uno dei due potrebbe essere proprio ciò che lo strumento di bordo era stato progettato per individuare, ovvero un terremoto marziano. Se l’ipotesi venisse confermata, si tratterebbe della registrazione più antica di un marsquake, il termine inglese con cui si indicano le scosse sul Pianeta Rosso.

Il punto di partenza è il sismometro montato sulla sonda, uno strumento pensato per cogliere le vibrazioni del terreno. Proprio da quell’apparecchio, cinquant’anni fa, arrivarono due tracce fuori dall’ordinario, due segnali anomali che non rientravano nel quadro atteso. All’epoca non fu possibile attribuire loro un’origine precisa e così sono rimasti lì, archiviati come curiosità senza un’etichetta definitiva.

Il sismometro di Viking 2 e quei due segnali misteriosi

Per capire perché la questione abbia ancora un peso oggi bisogna tornare allo scopo della missione. Lo strumento sismico di Viking 2 aveva un compito ben preciso, cioè cercare tracce di attività nel sottosuolo marziano. In altre parole doveva ascoltare il pianeta e capire se sotto la sua superficie si muovesse qualcosa. I due segnali registrati rappresentavano quindi, almeno in teoria, il tipo di evento che i ricercatori speravano di intercettare. Il problema è che distinguere una vera scossa da un disturbo di altra natura non è mai semplice, soprattutto quando si lavora con dati raccolti a milioni di chilometri di distanza.

Ed è qui che entra in gioco la nuova analisi. Riesaminando quelle registrazioni, gli autori dello studio sostengono che almeno uno dei due episodi sia compatibile con un autentico sisma marziano. Non entrambi, dunque. La conclusione riguarda in modo specifico almeno uno dei segnali, mentre per l’altro il discorso resta più sfumato. Una distinzione importante, perché mostra quanto i ricercatori si siano mossi con cautela prima di attribuire un’etichetta così significativa a un dato vecchio di cinquant’anni.

Perché quella traccia potrebbe essere il primo marsquake della storia

Il valore della scoperta sta soprattutto nella sua collocazione temporale. Se la lettura proposta dal nuovo studio fosse corretta, la NASA avrebbe di fatto registrato una scossa su Marte già mezzo secolo fa, molto prima che il tema diventasse oggetto di indagini più mirate. Quella traccia rimasta senza spiegazione si trasformerebbe così nella testimonianza più antica di un marsquake mai catturata da uno strumento umano.

Non si tratta di un dettaglio da poco. Dare un nome a quel segnale significa riconoscere che il sismometro di Viking 2 aveva centrato il proprio obiettivo, anche se nessuno all’epoca poteva dirlo con sicurezza. Uno strumento nato per ascoltare il sottosuolo del pianeta avrebbe quindi svolto il suo lavoro, consegnando ai ricercatori una registrazione che solo oggi trova una possibile interpretazione.

Lo studio si concentra proprio su questo passaggio, cioè sul riconoscimento di almeno uno dei due segnali anomali come evento sismico vero e proprio. È su quella singola traccia, rimasta in attesa per cinquant’anni, che si basa l’ipotesi della più antica registrazione di un terremoto marziano mai ottenuta da una sonda della NASA.

Fonte: TecnoAndroid

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