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Vibe coding: firmware personalizzati per synth in pochi giorni

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Il vibe coding sta cambiando le regole del gioco anche nel mondo della musica elettronica. Con questa espressione si indica lo sviluppo di software assistito dall’intelligenza artificiale, una pratica che sta entrando con decisione negli studi di chi suona e produce. Il punto di contatto riguarda gli strumenti musicali elettronici, che grazie a questo approccio diventano molto più versatili delle loro controparti reali e, aspetto tutt’altro che secondario, decisamente più economici.

La novità più interessante però è un’altra. Anche chi ha competenze di programmazione piuttosto scarse oggi può mettere mano a un firmware personalizzato e aggiungere nuove funzioni a sintetizzatori, campionatori, groovebox e pedali per effetti. Si parla di modifiche che vanno a toccare il cuore del dispositivo, cioè il software che ne governa il comportamento. Un tempo era un territorio riservato a pochissimi, adesso la porta si è aperta a una platea molto più ampia.

Da mesi di lavoro a pochi giorni

Prima dell’arrivo dell’AI i firmware modificati erano una rarità assoluta. Realizzarne uno richiedeva un’esperienza tecnica profonda e soprattutto un investimento di tempo enorme, difficile da sostenere per chi non lo faceva di mestiere. Basta un esempio per capire la portata del problema: per aggiungere una caratteristica in apparenza semplice come la sensibilità alla velocità su un Korg Volca potevano servire settimane, a volte addirittura mesi.

Lo scenario attuale è completamente diverso. Quelli che vengono chiamati “hacker degli strumenti” riescono a trasformare i sintetizzatori acquistati su Temu in vere e proprie groovebox nel giro di pochi giorni. Un salto di velocità notevole, che rende accessibile una forma di sperimentazione rimasta per anni nelle mani di una nicchia ristrettissima. Il vibe coding in pratica abbatte la barriera d’ingresso e lascia spazio a chi ha le idee chiare su cosa vorrebbe ottenere dal proprio strumento ma non possiede necessariamente le conoscenze per scrivere codice da zero.

Il caso di Modded Cycles e la nuova vita dell’hardware

Alla base di questo movimento c’è una filosofia dichiarata apertamente dai programmatori che lo portano avanti: chi possiede un dispositivo dovrebbe poterci fare tutto quello che desidera. Un principio semplice che si applica anche all’hardware più vecchio e limitato, apparecchiature finite nel dimenticatoio a cui viene restituita una seconda giovinezza. Non si tratta quindi soltanto di potenziare macchine recenti ma anche di recuperare attrezzature che sembravano ormai arrivate al capolinea.

Emblematica in questo senso la storia di 18nelli, lo sviluppatore che si cela dietro Modded Cycles. Ha raccontato di aver posseduto un Elektron Model:Cycles che lo aveva lasciato piuttosto frustrato, al punto da avere la sensazione che il dispositivo fosse stato progettato soltanto per spingere gli utenti verso l’acquisto di attrezzatura più costosa dello stesso marchio.

A cambiare la prospettiva sono stati i recenti progressi dell’intelligenza artificiale, che lo hanno convinto di poter aggiungere nuove funzionalità alla groovebox. Un obiettivo tutt’altro che banale, considerando che il Model:Cycles non riceveva più aggiornamenti ufficiali da maggio 2021.

Fonte: TecnoAndroid

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