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Stampa 3D, l’esercito USA la sceglie per i missili low cost

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La stampa 3D sta conquistando uno spazio sempre più rilevante nell’industria militare e adesso anche l’esercito degli Stati Uniti ha deciso di affidarsi a questa tecnologia per realizzare i motori a razzo di una nuova famiglia di missili economici. La scelta non arriva per caso, perché quando servono grandi quantità di componenti e tempi di produzione ridotti i metodi tradizionali faticano a tenere il passo. La manifattura additiva invece permette di aggirare buona parte di questi ostacoli.

Il contesto aiuta a capire meglio la direzione presa da Washington. I conflitti degli ultimi anni hanno mostrato con chiarezza quanto sia fondamentale disporre di scorte abbondanti di munizioni. Non basta però accumularle nei magazzini. Conta moltissimo anche la capacità di rimpiazzarle in fretta, una volta consumate sul campo, e proprio su questo fronte la stampa tridimensionale viene vista come una risposta concreta. Produrre di più e farlo velocemente è diventato un obiettivo strategico, non solo una questione di efficienza industriale.

L’accordo con Leidos e X Bow Systems

Per tradurre questa visione in qualcosa di tangibile l’esercito americano ha stretto un nuovo accordo che coinvolge due aziende, Leidos e X Bow Systems. È quest’ultima ad avere il compito più specifico, visto che è stata selezionata per sviluppare e costruire i propulsori destinati al programma Low Cost Containerized Munition, noto con la sigla LCCM. Si tratta di un progetto dedicato a missili da crociera relativamente economici, pensati per essere lanciati da appositi contenitori.

Il nome stesso del programma racconta già molto delle sue ambizioni. Da una parte c’è l’attenzione ai costi contenuti, dall’altra l’idea di un sistema di lancio basato su container dedicati. In questo quadro i motori stampati in 3D diventano un tassello centrale, perché il propulsore rappresenta uno degli elementi più delicati di qualsiasi missile e riuscire a fabbricarlo in modo più rapido ha un impatto diretto sull’intera catena produttiva. Per gli Stati Uniti significa poter contare su armamenti meno onerosi e, almeno sulla carta, più facili da replicare in grandi numeri.

Perché la produzione additiva fa la differenza

Vale la pena soffermarsi su quali siano i reali vantaggi della produzione additiva rispetto alle tecniche convenzionali. Il principio di fondo è diverso da quello delle lavorazioni classiche, dove spesso si parte da un blocco di materiale e lo si modella togliendo ciò che non serve. Con la stampa 3D il pezzo prende forma strato dopo strato, e questo apre possibilità che prima erano complicate o addirittura impraticabili.

Il primo beneficio riguarda la possibilità di realizzare componenti con geometrie complesse, forme che con i sistemi tradizionali richiederebbero numerosi passaggi o l’assemblaggio di più parti separate. Ne deriva un secondo vantaggio, ovvero la riduzione di alcune lavorazioni che normalmente allungano i tempi e fanno lievitare i costi. Meno passaggi vogliono dire anche una filiera più snella e meno dipendente da macchinari specializzati per ogni singola fase.

Il punto forse più interessante però è un altro. La manifattura additiva consente di velocizzare in modo significativo soprattutto la fase di sviluppo, quella in cui un progetto viene messo alla prova, corretto e perfezionato. Poter passare in tempi brevi da un disegno a un prototipo fisico permette agli ingegneri di testare più soluzioni e di intervenire rapidamente sulle modifiche necessarie, accorciando il percorso che porta dal concept al propulsore pronto per la produzione.

Fonte: TecnoAndroid

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