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Vera Rubin Observatory scopre due nuovi troiani di Nettuno

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Due nuovi asteroidi troiani sono stati individuati lungo l’orbita di Nettuno grazie al Vera Rubin Observatory, e a questi potrebbe presto aggiungersene un terzo. Non si tratta di oggetti qualsiasi. Sono corpi che non precedono il pianeta ma lo seguono, restando alle sue spalle durante il lunghissimo viaggio attorno al Sole. Una scoperta di questo tipo può sembrare un dettaglio da addetti ai lavori, eppure i numeri raccontano qualcosa di interessante: il gruppo dei troiani di coda di Nettuno potrebbe infatti più che raddoppiare nel giro di poco tempo.

Cosa sono i troiani che inseguono Nettuno

Per inquadrare la notizia serve fare un piccolo passo indietro. Con il termine troiani gli astronomi indicano quei corpi celesti che condividono l’orbita di un pianeta senza però scontrarsi con esso, mantenendo una posizione relativamente stabile. Alcuni viaggiano davanti, altri dietro. Quelli appena scoperti appartengono alla seconda categoria, cioè ai cosiddetti troiani che si trascinano alle spalle del gigante azzurro, come piccoli compagni di viaggio che non riescono mai a raggiungerlo.

Il punto davvero curioso riguarda le proporzioni. Se l’arrivo di due asteroidi certi più un terzo ancora da verificare basta a far più che raddoppiare il conteggio, significa che finora questa popolazione era composta da pochissimi elementi conosciuti. Ogni nuova scoperta pesa quindi in modo enorme sul quadro complessivo e cambia la percezione di quanto sia affollata, o vuota, quella specifica regione del Sistema solare.

Il contributo del Vera Rubin Observatory

A rendere possibile l’individuazione è stato il Vera Rubin Observatory, una struttura pensata proprio per scrutare il cielo in profondità e cogliere oggetti deboli e lontani. Nettuno si trova ai margini del sistema planetario e tutto ciò che orbita nei suoi paraggi riflette pochissima luce, il che rende la caccia a questi corpi tutt’altro che semplice. Riuscire a distinguere un asteroide minuscolo a quelle distanze richiede strumenti capaci di raccogliere segnali estremamente tenui e di seguirli nel tempo.

Proprio qui sta il valore dell’osservatorio. La possibilità di individuare oggetti lontani che fino a ieri sfuggivano alle ricerche apre la strada a un censimento più accurato dei piccoli corpi che popolano le zone esterne. E il fatto che i primi risultati riguardino una famiglia così poco nota come quella dei troiani di Nettuno lascia intuire quanto lavoro ci sia ancora da fare in quelle aree remote.

Un terzo asteroide in attesa di conferma

Accanto ai due asteroidi troiani già identificati c’è poi un terzo candidato. Al momento viene considerato soltanto possibile, segno che i dati raccolti non bastano ancora per inserirlo con certezza nell’elenco. In astronomia è una prassi normale: prima di dichiarare ufficialmente l’appartenenza di un oggetto a una determinata famiglia orbitale servono osservazioni ripetute, che permettano di ricostruirne la traiettoria con precisione e di escludere altre interpretazioni.

Se anche questo terzo corpo dovesse rivelarsi un vero troiano di Nettuno, il bilancio diventerebbe ancora più significativo. Già con i soli due asteroidi confermati la popolazione dei troiani che seguono il pianeta cresce in maniera sensibile, ma con l’aggiunta del candidato il raddoppio verrebbe superato in modo netto. Tutto dipende quindi dalle prossime verifiche, che diranno se quel debole puntino individuato nelle immagini del Vera Rubin Observatory occupa davvero la stessa orbita di Nettuno, alle spalle del pianeta.

Fonte: TecnoAndroid

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