Le vendite di CPU desktop hanno subito un colpo pesante nel primo trimestre del 2026, con un crollo di quasi il 20 percento rispetto a un anno fa, e il quadro per i mesi a venire non promette niente di buono. I numeri raccontano una storia che va oltre la solita stagionalità, perché stavolta entrano in gioco prezzi alle stelle e consumatori che preferiscono tenere il portafoglio chiuso.
Nel complesso, considerando tutti i processori X86 venduti sul mercato (portatili, PC fissi, server, IoT), il calo si è fermato intorno al 6 percento su base annua, secondo un report diffuso da Mercury Research. Ma il dato del trimestre precedente era già fiacco, e questa nuova flessione non ha fatto altro che aggravare la situazione. È sul fronte dei processori desktop che la frenata si è sentita davvero, con quel quasi 20 percento in meno che lascia il segno.
C’è da dire una cosa: in parte è normale, in parte no. L’analista Dean McCarron ha spiegato che il mercato delle CPU di solito perde tra il 15 e il 20 percento nel primo trimestre, semplicemente perché le vendite natalizie del quarto trimestre rappresentano il picco degli acquisti. Però le spedizioni di CPU desktop di AMD sono state, parole sue, “insolitamente deboli”, e la causa probabilmente sta nel fatto che molti hanno comprato in anticipo per evitare gli aumenti di prezzo. Insomma, fare scorta finché si era ancora in tempo.
Prezzi dei componenti che frenano gli acquisti
Il cambio di comportamento sugli acquisti di processori AMD ha pesato meno rispetto alla flessione stagionale, secondo McCarron. Ma c’è un fattore piccolo e in crescita che inizia a far rumore: la cosiddetta distruzione della domanda. In pratica, i consumatori rimandano l’acquisto di un PC desktop perché i prezzi dei componenti sono diventati proibitivi. “Diventerà un problema più grande dal secondo trimestre in avanti”, ha avvertito l’analista.
E non è il solo a guardare avanti con preoccupazione. La società di analisi IDC prevede un tracollo delle vendite natalizie di PC del 20 percento nel quarto trimestre, proprio quando di solito si registra il massimo, e un calo dell’11,3 percento sull’intero anno. Il motivo? Le carenze persistenti di memoria flash e DRAM.
Alla fine del 2025 Intel aveva ammesso pubblicamente la scarsità di alcuni processori, in particolare quelli più vecchi. Con i produttori di chip che hanno dato priorità al silicio per server, più redditizio, costruttori di PC e consumatori si sono ritrovati a rincorrere memorie, CPU e SSD disponibili prima che sparissero, facendo schizzare i prezzi verso l’alto. Adesso la domanda che molti si pongono è semplice: vale la pena pagare una cifra esorbitante per un upgrade? “È probabile che, per via di prezzi e distruzione della domanda, passeremo da una situazione limitata dall’offerta a una limitata dalla domanda verso metà anno, quindi più o meno adesso”, ha detto McCarron.
La quota di mercato di AMD finalmente arretra
Per una volta, il cambio nelle abitudini di acquisto ha danneggiato AMD. Dopo diversi trimestri di crescita, l’azienda ha perso terreno nel mercato desktop, lasciando sul campo 3,2 punti percentuali dalla fine del 2025 al primo trimestre del 2026. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, però, AMD guadagna comunque 5,1 punti percentuali nelle vendite di PC desktop a scapito di Intel.
Nei portatili, invece, è stata la carenza di forniture di Intel a fare male alla stessa Intel. Le spedizioni complessive di CPU per laptop sono scese di poche unità percentuali, e il calo è tutto a carico di Intel, mentre le unità AMD sono cresciute. Secondo McCarron, la flessione era “presumibilmente dovuta ai vincoli di capacità di Intel che hanno colpito le forniture di CPU mobile”, e il primo trimestre dovrebbe segnare il punto più basso delle difficoltà produttive dell’azienda.
I processori Arm spediti da Qualcomm e Apple, e presto anche da Nvidia, non hanno risentito dei limiti di capacità di Intel. Mercury stima che la quota PC di Arm sia salita a circa il 14,4 percento nel primo trimestre del 2026, contro il 13,9 percento del quarto trimestre del 2025. Nel complesso, la spartizione tra Intel e AMD, esclusi il business semicustom delle console, l’embedded e l’IoT, si attesta su un esatto 70 a 30, con Intel che perde 5,6 punti percentuali su base annua e un guadagno corrispondente da parte di AMD.