Arriva un nuovo investimento per Vegvisir, l’azienda estone che sta costruendo lo strato software di comando e controllo pensato per il campo di battaglia multidominio. Il finanziamento porta la firma di Iron Wolf Capital (IWC) e segna, almeno nelle intenzioni di chi guida l’azienda, il passaggio da una fase di sviluppo profondo del prodotto verso i primi impieghi operativi reali e la crescita commerciale.
Il nodo che Vegvisir prova a sciogliere è tra i più spinosi della guerra moderna. Manca, di fatto, uno strato software unificato e interoperabile capace di collegare, visualizzare e comandare sistemi con e senza pilota lungo i domini di terra, aria, mare e profondità marine, e di farlo su scala operativa. I droni e i mezzi autonomi sono ormai passati dalla fase sperimentale a quella operativa nelle forze armate alleate, ma l’infrastruttura di comando necessaria per sfruttarli davvero resta frammentata, proprietaria e legata a singole piattaforme.
L’idea, quindi, è quella di costruire il tessuto connettivo che colma questa distanza. Una interfaccia operativa nativa software e indipendente dalla piattaforma, con intelligenza artificiale integrata fin dalle fondamenta per il rilevamento e il supporto alle decisioni. L’obiettivo pratico è alleggerire il carico cognitivo degli operatori che si trovano a gestire più assetti su domini diversi nello stesso momento.
Vegvisir: l’ambizione di diventare il controllo del traffico aereo della difesa
L’azienda non nasconde dove vuole arrivare. L’aspirazione di lungo periodo è diventare per la guerra alleata quello che il controllo del traffico aereo ha rappresentato per l’aviazione globale, ovvero la singola interfaccia di comando attraverso cui passano tutti gli attori, gli assetti e le decisioni, a prescindere da origine o nazionalità. Le architetture di comando proprietarie e frammentate, secondo questa visione, sono il principale ostacolo alle operazioni multidominio efficaci. E l’intenzione dichiarata è renderle obsolete.
Ingvar Pärnamäe, cofondatore e amministratore delegato di Vegvisir, ha spiegato che questo investimento apre la fase successiva dell’azienda. Iron Wolf Capital, ha sottolineato, comprende il problema a un livello che va oltre la pura opportunità finanziaria. La presenza del fondo lungo il fianco orientale della NATO e le sue relazioni negli ambienti della difesa e della politica tra Baltico ed Europa centrale offrono un amplificatore strategico che i soli capitali non potrebbero garantire. Per usare le sue parole, è proprio la partnership che cercavano.
A dare ulteriore peso all’operazione c’è la base azionaria già presente. Tra questi Kuldar Väärsi, amministratore delegato di Milrem Robotics, tra i principali sviluppatori europei di sistemi terrestri senza pilota e protagonista nei programmi NATO su robotica e sistemi autonomi, oltre che investitore personale in Vegvisir. Milrem, ha ricordato Väärsi, costruisce i sistemi robotici definiti dal software su cui le forze del futuro faranno affidamento, mentre Vegvisir realizza lo strato che li rende più capaci e più semplici da adattare. La convinzione di fondo è che il campo di battaglia futuro sarà dominato da sistemi software in cui prodotti e tecnologie diversi dialogano attraverso un’architettura condivisa.
Lo strato software della guerra che verrà
Dal lato dell’investitore la lettura è coerente. Iron Wolf Capital considera Vegvisir lo strato software della guerra futura, capace di connettere e moltiplicare il valore dei sistemi fisici che l’ecosistema più ampio sta sviluppando. Kasparas Jurgelionis, Managing Partner del fondo, ha spiegato che investono dove la tecnologia incontra un cambiamento irreversibile nel modo in cui funziona il mondo. La transizione verso operazioni multidominio con mezzi senza pilota, a suo dire, è esattamente questo tipo di svolta e richiede una soluzione nativa software e indipendente dalla piattaforma che nessun attore esistente ha ancora costruito in modo adeguato.
Secondo Jurgelionis, nel corso del prossimo decennio Vegvisir può diventare uno dei nomi che definiranno la tecnologia della difesa europea, e questo investimento è l’impegno concreto del fondo per aiutarla ad arrivarci. I capitali serviranno ad accelerare lo sviluppo del prodotto, ad approfondire le integrazioni con i fornitori di piattaforme senza pilota alleate e ad ampliare il giro di clienti, sia commerciali sia governativi, tra gli Stati membri della NATO.