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USB-C, cosa può fare davvero la porta del tuo smartphone

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Chi guarda la porta USB-C del proprio telefono pensa quasi sempre alla stessa cosa, cioè al cavo della ricarica, eppure quel piccolo ingresso ovale sa fare parecchio di più. Dopo anni di confusione totale, tra il Lightning di Apple, le vecchie mini USB, le micro USB e infine l’arrivo dello standard di tipo C, la situazione si è finalmente semplificata anche grazie alla spinta normativa dell’Unione Europea. Oggi praticamente ogni smartphone, tablet, cuffia, console portatile o accessorio che si rispetti monta lo stesso connettore, e questo apre possibilità che in tanti non hanno mai provato. La cosa curiosa è che la maggior parte delle persone convive con questa porta ogni giorno senza sapere quanto sia versatile. Non serve essere smanettoni, non serve comprare chissà cosa: bastano un adattatore economico o un cavo adatto e il telefono smette di essere solo un telefono.

Dalla ricarica al monitor: cosa può fare davvero l’USB-C

Il primo trucco è quello che sorprende sempre di più chi lo scopre, cioè la possibilità di collegare lo smartphone a un monitor o a un televisore. Molti modelli supportano l’uscita video attraverso la porta USB-C, il che significa poter proiettare su uno schermo grande quello che si vede sul telefono, dalle presentazioni ai film, senza passare da app di streaming o da configurazioni complicate. Con un cavo compatibile la connessione è immediata e la qualità resta pulita, senza gli scatti tipici della trasmissione senza fili.

Poi c’è tutto il capitolo delle periferiche. Grazie alla modalità OTG, sigla che sta per On The Go, il dispositivo può comportarsi come un piccolo computer e riconoscere accessori esterni. Tastiere, mouse, chiavette, lettori di schede di memoria, persino un hard disk o un SSD portatile: il telefono li legge, ci lavora, sposta i file. Per chi scatta molte foto o gira video, poter scaricare tutto su una memoria esterna direttamente dal palmare è una comodità che cambia il modo di gestire lo spazio. E vale anche al contrario, quando serve recuperare al volo un documento da una pennetta senza accendere il portatile.

Ricarica inversa, audio e trasferimento dati veloce

Un altro uso poco conosciuto è la ricarica inversa via cavo. Diversi smartphone sono in grado di cedere energia ad altri dispositivi, quindi il telefono diventa una specie di power bank di emergenza per le cuffie senza fili, per lo smartwatch o per il device di un amico rimasto a secco. Non è una soluzione da usare tutti i giorni, visto che consuma batteria in fretta, ma nelle situazioni scomode salva la giornata.

C’è anche l’aspetto audio, spesso dimenticato da quando il jack da 3,5 millimetri è sparito quasi ovunque. La porta USB-C gestisce il segnale sonoro sia in formato digitale sia, su alcuni modelli, in analogico tramite adattatore, e questo permette di collegare cuffie cablate di buona qualità o addirittura piccoli amplificatori esterni per chi cerca una resa migliore rispetto al Bluetooth.

Infine il trasferimento dati, che resta il motivo tecnico per cui questo standard è nato. Le velocità supportate sono nettamente superiori a quelle delle vecchie micro USB, quindi spostare gigabyte di foto e video verso un computer richiede molto meno tempo. Vale la pena ricordare che non tutti i cavi sono uguali: alcuni servono soltanto a portare corrente, altri gestiscono anche i dati e il video, e la differenza di prezzo di solito racconta esattamente questa distinzione. Il risultato di questa standardizzazione è che un singolo cavo può bastare per casa, ufficio e viaggio, riducendo il numero di accessori da portarsi dietro e, non secondario, la quantità di rifiuti elettronici prodotti ogni anno da caricatori diventati inutili.

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