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USB A, dopo 30 anni fa ancora alcune cose meglio di USB C

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Lo standard USB A ha superato i 30 anni ma continua a fare alcune cose meglio di USB C, il connettore che da tempo viene indicato come il suo erede naturale. Cavi e porte con i colori da decifrare possono risultare scomodi, questo è vero. Eppure anche nel 2026 la comodità non basta a mandare in pensione una tecnologia che in diversi scenari resta semplicemente più pratica. USB C è il futuro e probabilmente arriverà un giorno in cui l’80% dei dispositivi lo adotterà, ma per ora il vecchio connettore rettangolare ha ancora parecchie carte da giocare.

Ricarica e compatibilità, dove USB A non molla

Viene naturale pensare che USB C, con le sue ottime capacità di ricarica, vinca a mani basse anche su questo fronte. Non sempre però va così. Sembra un controsenso e in effetti lo è, ma alcuni gadget dotati di porta USB C si caricano senza problemi con un cavo da USB A a USB C e si rifiutano di farlo quando trovano USB C su entrambe le estremità. Il motivo di solito sta nei risparmi dei produttori. I dispositivi USB C dovrebbero integrare delle minuscole resistenze di pull down che comunicano al caricatore di essere pronti a ricevere energia. Su alcuni prodotti economici questi componenti mancano e così il caricatore non li riconosce e non fornisce alimentazione. USB A invece non ha bisogno di quel processo di rilevamento per erogare i 5V di base, quindi un semplice cavo misto risolve la situazione.

Poi c’è la questione della compatibilità, dove l’età avanzata diventa un vantaggio. USB A esiste da così tanto tempo da restare il connettore più diffuso, anche se USB C lo sta lentamente superando con l’avanzata di smartphone e dispositivi smart. Mouse, tastiere, stampanti e accessori di ogni genere continuano a usare la vecchia porta e nessuno di loro ha smesso di funzionare solo perché è cambiato lo standard. Anche molte periferiche nuove continuano a preferire USB A, tanto che in certi casi è proprio l’adattatore a rappresentare un passo indietro.

Lo stesso discorso vale per i dongle wireless. Tanti mouse e tastiere moderni arrivano ancora con piccoli ricevitori USB A, facilissimi da perdere tra l’altro, e la scelta riguarda pure accessori da gaming piuttosto costosi. Non si tratta quindi solo di tagliare i costi. Questi ricevitori richiedono una banda minima e passare a USB C non renderebbe il mouse più veloce o più reattivo.

Schede madri, porte e scambio di file

Una chiavetta USB può davvero salvare la situazione. Molte schede madri recenti hanno ancora una porta USB A dedicata al BIOS FlashBack, la funzione che permette di aggiornare o ripristinare il firmware senza avviare Windows e senza entrare nel BIOS. Su alcuni modelli non servono nemmeno processore e RAM installati, così la risoluzione dei problemi può partire dal livello più elementare. Basta una chiavetta compatibile con il file corretto inserita nella porta indicata, anche se la procedura precisa cambia da scheda a scheda. In teoria USB C potrebbe svolgere lo stesso compito, ma quando la funzione di recupero richiede espressamente una porta USB A non c’è alternativa.

Chi usa un PC desktop se ne accorge guardando il retro del case. Lì si trovano quasi sempre tante porte USB A e spesso nessuna porta USB C, che semmai compare sul pannello frontale o al massimo in un paio di esemplari sul retro. Succede anche con le schede madri di fascia alta. La Asus ProArt X870E Creator WiFi ad esempio offre otto porte USB A sul pannello posteriore contro tre USB C, che restano comunque parecchie per un computer fisso.

Il connettore storico è presente quasi ovunque e non solo sui computer. Console, router, televisori e molti altri apparecchi lo montano ancora, il che rende una normale chiavetta USB A sorprendentemente versatile. PS5 ad esempio dispone ancora di porte USB A e numerosi router supportano la condivisione di memorie USB. Con la stessa chiavetta si possono quindi trasferire gli screenshot dalla console, spostare file sul PC oppure condividerli sulla rete di casa.

Fonte: TecnoAndroid

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