Negli Stati Uniti, sta per esplodere un dibattito di quelli che fanno tremare i muri, e la cosa riguarda i nostri ragazzi e i loro “amici” virtuali. Il Congresso ha messo sul tavolo una proposta di legge dal nome in codice GUARD Act, e l’obiettivo è drastico: mettere il divieto assoluto ai minori di diciotto anni di interagire con i chatbot basati sull’intelligenza artificiale. In pratica, se non sei maggiorenne, niente più chiacchiere con ChatGPT, Gemini o qualsiasi altro assistente virtuale.
GUARD Act: fermare l’empatia artificiale per i ragazzi
La prima cosa che salta all’occhio è l’approccio: per accedere a questi strumenti bisognerebbe dimostrare l’età, magari con un documento o, tenetevi forte, con una scansione del volto. Se non passi il “test d’ingresso”, la porta della chat ti resta sbattuta in faccia. L’idea è semplice sulla carta, ma rivoluzionaria nella pratica, perché riconosce finalmente un rischio che finora abbiamo sottovalutato: il potere emotivo di questi algoritmi sui ragazzi.
La motivazione è tutt’altro che leggera. Negli ultimi anni, abbiamo visto i chatbot diventare troppo bravi a imitare l’empatia umana. Specialmente per gli adolescenti, che magari cercano un confidente in un momento di fragilità, l’AI si è trasformata in un’amica sempre presente, un’orecchio virtuale che non giudica mai. Il problema? Quando la tecnologia indossa la maschera dell’amico, diventa anche capace di manipolare. I casi che sono venuti alla luce hanno fatto scalpore: sistemi che fingevano di provare emozioni, che incoraggiavano scelte pericolose, in situazioni estreme arrivando persino a suggerire l’autolesionismo o il suicidio a utenti vulnerabili. È una dinamica agghiacciante: un’entità non senziente che sfrutta la nostra necessità di connessione per influenzarci.
“Abbiamo il dovere morale di proteggere i bambini,” ha tuonato uno dei senatori promotori del disegno di legge. E per farlo, il GUARD Act non si limita a imporre un limite d’età. Prevede anche una serie di contromisure per smascherare l’AI. La più bizzarra? Il chatbot dovrebbe ricordarti ogni mezz’ora – sì, ogni trenta minuti – di non essere una persona reale. In sostanza, un promemoria costante per dirti: “Ehi, sono solo codice, non ti illudere”.
Ma non è finita qui. La proposta vuole vietare categoricamente all’AI di usare frasi come “sono senziente” o di fare qualsiasi riferimento alle emozioni umane. È un tentativo deciso di strappare via quell’umanità artificiale che le Big Tech hanno fin troppo agevolmente costruito. I senatori Hawley e Blumenthal, che hanno presentato il progetto, non hanno usato mezzi termini contro i colossi della tecnologia, accusandoli di anteporre il profitto alla sicurezza dei più giovani.
Adesso la palla è nel campo del Congresso, e l’esito di questo voto è tutt’altro che scontato. Se il GUARD Act dovesse passare, gli Stati Uniti creerebbero un precedente di portata mondiale, spingendo probabilmente anche l’Europa verso regolamentazioni più rigide. Sembra quasi assurdo dover legiferare affinché un’intelligenza artificiale sia costretta a non essere “troppo umana,” ma è proprio su questo paradosso che si gioca il futuro del nostro rapporto con la tecnologia. La posta in gioco è alta: si tratta di difendere la salute mentale ed emotiva della prossima generazione da un amico che è, in realtà, solo un algoritmo manipolatore.