Il tema degli abusi sessuali online sui minori torna al centro del lavoro delle istituzioni europee, con una decisione che prova a tappare un buco rimasto aperto per troppo tempo. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la propria posizione su un regolamento temporaneo pensato per permettere ai fornitori di servizi online di riprendere le attività volontarie di individuazione, segnalazione e rimozione di questi contenuti. Una norma ponte, in sostanza, che dovrebbe restare valida fino al 3 aprile 2028.
La questione è delicata e nessuno lo nasconde. La misura introduce una deroga temporanea alle regole sulla protezione dei dati nelle comunicazioni elettroniche, in modo che le piattaforme possano continuare a effettuare controlli volontari sui propri servizi. Secondo il Consiglio queste operazioni servono a identificare le vittime, sostenere le indagini, perseguire i responsabili e frenare la diffusione dei materiali illeciti. Detto in parole semplici, senza una copertura normativa le aziende non avrebbero avuto basi legali per andare avanti con questo tipo di monitoraggio.
Le parole del ministro e il nodo della privacy
A spiegare il senso della scelta è stato Jim O’Callaghan, ministro irlandese della Giustizia. Proteggere i minori è un dovere, ha ricordato, aggiungendo che la posizione concordata dal Consiglio dà il via libera ai fornitori di servizi online affinché riprendano gli sforzi per individuare gli abusi sessuali online e segnalarli alla polizia. Un lavoro che, secondo il ministro, è fondamentale per rintracciare i minori a rischio, assicurare gli autori dei reati alla giustizia e prevenire ulteriori violenze.
Il punto è che la disciplina temporanea precedente era scaduta, lasciando di fatto una zona grigia in attesa del quadro definitivo. Il nuovo regolamento provvisorio, se approvato, coprirà proprio quel periodo di transizione. Nel frattempo continueranno le trattative sul pacchetto di lungo periodo, quel chat control che da mesi tiene banco nel confronto tra Consiglio e Parlamento europeo. Un dossier tutt’altro che risolto, insomma.
Cosa succede adesso a Strasburgo
L’adozione della posizione del Consiglio è arrivata dopo l’intervento della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che il 18 giugno aveva invitato gli Stati membri a muoversi sulle norme provvisorie. Ora il testo passa all’Eurocamera per la seconda lettura, con tre strade possibili davanti ai deputati. Il Parlamento potrà approvarlo così com’è, modificarlo oppure respingerlo del tutto.
La faccenda resta complicata perché mette insieme due esigenze difficili da far convivere. Da una parte c’è la protezione dei minori e la necessità di contrastare in modo concreto gli abusi che circolano in rete. Dall’altra c’è la tutela della riservatezza nelle comunicazioni digitali, un principio a cui molti in Europa tengono parecchio. Proprio per questo la norma viene presentata come una soluzione ponte e non come l’assetto definitivo. Il vero terreno di scontro, quello sul futuro assetto normativo, è ancora tutto da giocare tra le due istituzioni.