Robot da compagnia a grandezza naturale, capaci di restare accanto a una persona per ore senza le complicazioni di un rapporto umano vero. È questo lo scenario aperto da Ubtech, che ha avviato le prevendite di quello che descrive come il primo umanoide al mondo pensato per la compagnia emotiva. A lanciare la previsione più audace è stato Zhou Jian, fondatore e amministratore delegato dell’azienda, secondo cui la prossima generazione di esseri umani potrebbe arrivare a innamorarsi degli umanoidi. Una frase che sposta in avanti il confine tra automazione, intelligenza artificiale e vita di tutti i giorni, in una Cina dove queste macchine si stanno già radicando in fabbriche, ospedali e case.
Il lancio non nasce dal nulla. Arriva mentre Pechino spinge un piano nazionale per portare oltre 10mila robot umanoidi in scenari commerciali entro la fine del 2026, sostiene formule di leasing e accompagna verso la borsa realtà come Unitree, ormai un simbolo globale della robotica dinamica cinese. Allo stesso tempo, il governo tiene d’occhio lo sviluppo del settore, anche per il possibile contraccolpo sull’occupazione.
Il robot definito il più bello del mondo
Sembra una persona vera, è il robot più bello mai visto, hanno scritto in tanti su Weibo, la piattaforma cinese dove è apparso il video promozionale del modello U1 di Ubtech. La prevendita, annunciata ai primi di giugno, andrà avanti fino al 15 luglio e nel giro di pochi giorni ha già superato le tremila prenotazioni. Il robot esiste in due versioni: una maschile alta 183 centimetri per 42 chilogrammi, una femminile alta 168 centimetri per 35,2 chilogrammi. Entrambe personalizzabili e riservate ad acquirenti adulti. Per prenotare serve un deposito rimborsabile di 3.000 yuan, circa 380 euro, mentre il prezzo finale resta ancora top secret.
Le specifiche raccontano bene l’ambizione del progetto. L’U1 ha 88 articolazioni ad alta mobilità, supporta wi-fi e ricarica, dichiara un’autonomia tra le due e le quattro ore, integra memoria crittografata e un modello di intelligenza artificiale affettiva. Non è insomma un semplice manichino robotizzato, ma un tentativo di mettere insieme meccanica, conversazione, mimica del corpo e personalizzazione estetica. Così la Cina prova a intercettare una tendenza che è globale. Invecchiamento della popolazione, vita urbana sempre più solitaria, servizi digitali su misura e l’abitudine ormai diffusa a chiacchierare con gli assistenti AI rendono plausibile un mercato per dispositivi pensati per la compagnia.
Quattro ore di autonomia, a dirla tutta, sono forse ancora poche per un compagno domestico, e muoversi in ambienti reali resta complicato per un umanoide. Ubtech però lo presenta come un compagno emotivo, capace di giocare ai videogiochi, guardare serie televisive, ascoltare e interagire senza le frizioni tipiche dei rapporti tra persone. Su Weibo qualcuno ha ironizzato dicendo che tra dieci o vent’anni non serviranno più fidanzati o fidanzate, mentre altri hanno definito questi robot inquietanti, sollevando dubbi sulla privacy e sulla gestione dei dati sensibili generati in casa.
Il piano nazionale di Pechino e la corsa in borsa
L’arrivo dell’U1 coincide con una nuova iniziativa nazionale per spingere robot umanoidi e intelligenza artificiale incarnata. L’obiettivo è chiaro: oltre 10mila unità per usi commerciali entro la fine del 2026, distribuite su più di 100 scenari applicativi. Una mossa che segue mesi di accordi tra produttori e aziende industriali. Il robot Xiaomo di Spirit AI ha iniziato i test sui pacchi batteria in uno stabilimento di Contemporary Amperex Technology, Zhiyuan Robotics ha mostrato in diretta i propri robot al lavoro in una fabbrica di tablet, mentre Robotera, in collaborazione con China Post e SF Express, ha portato i suoi umanoidi in oltre 10 centri logistici, dove alcuni hanno raggiunto un’efficienza pari all’85% di quella dei lavoratori umani.
Per Pechino gli umanoidi sono una componente delle nuove forze produttive. La logica è anticipare il mercato, creando casi d’uso, domanda pubblica, incentivi e infrastrutture. Uno degli strumenti più interessanti è il modello Humanoid Robot-as-a-Service: invece di comprare macchine costose, un’impresa può usarle in leasing o pagando in base alle prestazioni. Una formula che abbassa la barriera d’ingresso e, per i produttori, crea ricavi ricorrenti.
Sul fronte finanziario, le aziende accelerano verso la quotazione. Unitree prepara lo sbarco in borsa con un’IPO da 4,2 miliardi di yuan, circa 536 milioni di euro, segno che il mercato dei capitali cinese considera la robotica umanoide un settore strategico. Intanto colossi come JD.com, Tencent, Ant Group e Lenovo continuano a investire nelle startup del comparto. Come già visto con i pannelli solari o le auto elettriche, il rischio è quello di una sovraccapacità in un settore ancora acerbo, ma sulla produzione di scala la Cina parte avvantaggiata.